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Riattivare la fertilità femminile

Dal congelamento degli ovuli a quello del tessuto ovarico

23 dicembre, 13:57
Un ovocita vitrificato (fonte: IVI) Un ovocita vitrificato (fonte: IVI)

Congelare una cellula uovo è un processo molto più lungo e difficile rispetto al congelamento degli spermatozoi, ma il costante miglioramento delle tecniche ha permesso di fare notevoli passi in avanti, al punto che la tecnica è ormai ampiamente utilizzata.
La nuova frontiera si è spostata ora verso la conservazione ed il reimpianto del tessuto ovarico. Una possibilità, questa, che consiste nel ripristinare completamente la funzione riproduttiva nelle donne che devono affrontare chemioterapia e radioterapia.

Migliaia di volte più grandi degli spermatozoi, gli ovuli sono cellule particolarmente difficili da conservare utilizzando le tecniche di congelamento. Uno degli ostacoli maggiori è dato dalla grande quantità di acqua presente al loro interno: raffreddandosi può dare origine alla formazione di cristalli che possono provocare danni all'intera struttura cellulare.

Le tecniche di crioconservazione tramite congelamento lento oppure attraverso il congelamento rapido, ossia la vitrificazione, ''hanno raggiunto in questi anni notevoli miglioramenti'', spiegato Riccardo Talevi, del dipartimento di Biologia strutturale e funzionale dell'Università di Napoli Federico II. La misura del successo è nel numero di bambini nati da ovociti conservati con il freddo: più di 3.000 soltanto nel 2009.

‘’Non sempre però – prosegue l’esperto - sia hanno la possibilità ed il tempo di indurre nella paziente la produzione di ovociti da prelevare e conservare. Per questo negli ultimi anni si sono messe a punto tecniche di prelievo e conservazione dei tessuti ovarici dove sono presenti follicoli oppure di singoli follicoli''.

La crioconservazione del tessuto ovarico ha già prodotto i primi risultati, registrando la nascita di 17 bambini in tutto il mondo. L'obiettivo è riuscire a conservare parte del tessuto delle ovaie: per le donne che devono affrontare cure antitumorali questo significherebbe poter ricevere il proprio tessuto, sano e funzionale, al termine della terapia, ritrovando la fertilità.

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