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Le nuove sfide

Dalle possibilità tecniche a nuovi scenari sociali

14 marzo, 20:45
Un embrione nelle prime fasi dello sviluppo (fonte: IVI) Un embrione nelle prime fasi dello sviluppo (fonte: IVI)

Ideate oltre 50 anni fa, le tecniche per la conservazione di ovociti e spermatozoi sono ormai uscite dalla fase pionieristica. Le prime cellule germinali ad essere conservate nell’azoto liquido sono stati gli spermatozoi, mentre nel caso degli ovociti i primi tentativi di congelamento sono stati molto più recenti.

Davanti a questa possibilità si aprono adesso scenari nuovi e dalle implicazioni sociali importanti. La scelta di adottare tecniche per la tutela della propria fertilità può essere infatti determinata da molti fattori. Alcuni di questi, ancora molto rari, sono dettati da scelte sociali. Ad esempio dal desiderio di consolidare la vita professionale prima di avere figli. ''I tempi sono cambiati - rileva il presidente della Società per la conservazione della fertilità (ProFert), Andrea Borini - e il primo figlio lo si cerca più avanti negli anni. Il problema, però, è che biologicamente non siamo pronti''. Oggi il primo figlio si fa spesso fra 35 e 40 anni, ma avere una gravidanza a questa età è complicato.
Se una donna che ha fra 20 e 25 anni ha il 30% di probabilità di avere una gravidanza, in una donna di 35 anni le probabilità scendono al di sotto del 20% e a 40 anni raggiungono appena l’ 8%. L’età, osserva Borini, ‘’ potrebbe non essere più un ostacolo nel caso in cui la donna decidesse di congelare gli ovociti anni prima, per esempio all’età di 25 anni. Sono naturalmente scelte soggettive e delicate, ma il problema di fondo è che in questo momento manca una comunicazione adeguata che spieghi quello che attualmente è possibile''.

La situazione è completamente diversa per le donne che hanno l'esigenza di conservare la fertilità perché sono colpite da un tumore e per questo devono affrontare cure, come la chemioterapia, che rischiano di compromettere irrimediabilmente la fertilità.
In questi casi non é certamente l'età il primo elemento da considerare perché c'è innanzitutto l'urgenza di salvaguardare la possibilità della donna di avere figli in futuro. ‘’A richiedere interventi volti alla conservazione della fertilità – spiega Borini - oggi sono soprattutto giovani donne che devono sottoporsi a cure oncologiche, potenzialmente dannose per l'apparato riproduttivo''.
I dati dimostrano che trattamenti chemioterapici per linfomi e leucemie possono in un gran numero di casi danneggiare la funzione delle ovaie o dei testicoli, provocando infertilità temporanea o permanente sia nelle donne che negli uomini. Grazie al congelamento di ovociti o spermatozoi è quindi possibile conservare una parte delle cellule riproduttive, che possono essere utilizzate anche anni dopo le cure antitumorali.

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