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La ricchezza del pomodoro nero

E' ricco di antociani, potentissimi antiossidanti

19 dicembre, 17:21
Il pomodoro nero è ricco di potenti antiossidanti Il pomodoro nero è ricco di potenti antiossidanti

Ottenuto nel 2008 in Italia e chiamato Sun Black, il pomodoro nero continua al centro dell’attenzione di numerosi gruppi di ricerca in tutto il mondo. ‘’Il nostro obiettivo adesso è riuscire a capire quali sono i geni responsabili della colorazione’’, dice il coordinatore della ricerca che ha permesso di ottenere il primo pomodoro nero, Domenico Perata, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Dalla buccia viola tendente al nero e la polpa rossa, il Sun Black è ricco di sostanze chiamate antociani, potentissimi antiossidanti e si trovano anche in uva nera, mirtilli, fragole e ciliege.

Si scava nel patrimonio genetico dei progenitori del pomodoro comune (Lycopersicon esculentum) per risalire ai geni di un suo parente selvatico, il Lycopersicon chilense, ricchissimo di antociani. ‘’Non sappiamo ancora quasi siano i geni responsabili della colorazione, ma questa conoscenza é fondamentale’’, rileva il ricercatore.

Ottenere un pomodoro con buccia e polpa nera è un obiettivo inseguito da numerosi gruppi di ricerca e aziende di tutto il mondo. La Gran Bretagna ci è riuscita, ma trasferendo nel pomodoro geni di una pianta completamente diversa. La strada seguita dall’Italia è invece diversa poiché è stato ottenuto senza utilizzare geni di piante diverse, in una ricerca che ha richiesto anni di lavoro e dal valore complessivo valutato in un miliardo di euro. Attualmente gruppi di Stati Uniti e Israele stanno sviluppando le prime varietà commerciali di pomodoro nero.
La varietà messa a punto da Israele si chiama 'Black Galaxy' ed è analoga a quella italiana. ‘’La differenza rispetto all’Italia – osserva Perata – è che in Israele esiste la capacità commerciale di comprendere il valore dell’innovazione e di investire di conseguenza’’.

Il pomodoro nero, prosegue l’esperto, ‘’è un prototipo da migliorare in tutte le sue caratteristiche, come forma, dimensioni e resistenza alle malattie, ma questo deve essere fatto da aziende. ‘’Dispiace – aggiunge – che l’Italia non sia in grado di sfruttare a fondo l’innovazione prodotta dal suo sistema universitario’’. Quello che serve, secondo Perata, è ‘’un grande sforzo di innovazione: non si può pensare che l’agro-industria italiana debba basarsi soltanto sui prodotti tipici’’.

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