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La ricerca italiana non sfrutta il 60% dei fondi europei

Italbiotec, bandi caotici e troppe difficoltà burocratiche

07 novembre, 19:20
I batteri della Salmonella cresciuti su una piastra in laboratorio (fonte: Università del Missouri) I batteri della Salmonella cresciuti su una piastra in laboratorio (fonte: Università del Missouri)

La ricerca italiana e' 'affamata' dal caos burocratico: i ricercatori, spesso inconsapevoli e disorientati dalla Babele dei bandi di concorso, non riescono a sfruttare quasi il 60% dei fondi strutturali messi a disposizione dall'Unione Europea, e faticano ad accedere anche agli incentivi nazionali e regionali. A tracciare il quadro della situazione e' Rolando Lorenzetti, direttore scientifico del consorzio Italbiotec.

''I soldi per fare ricerca ci sono, sia a livello nazionale che europeo, bisogna pero' capire dove sono e come accedervi'', spiega Lorenzetti. ''I ricercatori spesso non sono consapevoli delle strade da seguire per avere dei finanziamenti, anche perche' in Italia si dividono in mille rivoli: ogni ministero ha i suoi bandi, e ciascuno prevede approcci diversi per presentare le domande, creando un'inevitabile confusione''. Secondo i dati di Italbiotec, che riunisce in consorzio diversi atenei italiani e centri di ricerca pubblici e privati, la ricerca italiana ''non sfrutta addirittura il 60% dei fondi strutturali dell'Unione europea''.

I centri di ricerca del Nord, soprattutto quelli pubblici, risultano essere piu' preparati e strutturati per sfruttare i finanziamenti e gli incentivi, anche grazie ai loro legami internazionali, mentre le difficolta' maggiori riguardano le piccole e medie imprese, che spesso non possono soddisfare le richieste di affidabilita' economica imposte dai bandi.
Due le strategie proposte per uscire da questa impasse. ''Serve innanzitutto un ente che permetta di unificare e armonizzare tutti i bandi - conclude Lorenzetti - e un accesso ai finanziamenti facilitato per le realta' piu' piccole''.

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