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Modello tedesco per lo sviluppo del biotech in Italia

Alleanza pubblico-privato per ottimizzare fondi e conoscenze

07 novembre, 19:20
Celle solari (fonte: Universita' del Lussemburgo) Celle solari (fonte: Universita' del Lussemburgo)

Anche nel mondo della ricerca c'è uno spread che separa Italia e Germania: riguarda la capacità di fare sistema, con una forte alleanza tra pubblico e privato. Proprio il modello tedesco dei 'Cluster' potrebbe essere la chiave di volta per favorire la crescita dell'industria biotech italiana: ne sono convinti gli esperti riuniti da Assobiotech in occasione del Forum italiano dell'industria biotecnologica e della bioeconomia (Ifib).

Il cluster e' una rete che ''permette di non polverizzare le risorse ma di vedere uno sviluppo strategico a lungo termine'' spiega Lucia Gardossi, docente di chimica organica dell'universita' di Trieste e membro della Federazione europea delle biotecnologie.
''Il cluster nasce quando soggetti pubblici e privati convengono per realizzare progetti e creare un'intera filiera di competenze e interessi economici che risulti sostenibile e competitiva'' aggiunge l'esperta.

I primi cluster si sono formati negli ultimi cinque anni in Germania, paese leader nel settore della chimica e del biotech, ma ora ''iniziano a delinearsi anche in Italia, grazie al recente bando con cui il ministero della Ricerca ha finalmente lanciato la palla in campo'' commenta il presidente di Assobiotech, Alessandro Sidoli.

L'idea e' quella di intraprendere la strada indicata dal programma di ricerca europeo Horizon 2020 che, proprio nel settore dell'industria biotech, potra' essere implementato grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, come auspicato in una nota inviata al Forum dallo stesso commissario europeo alla Ricerca, Maire Geoghegan-Quinn.

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