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Accesi a comando nel cervello i neuroni del predatore

Usando la luce laser, esperimento nei topi

13 gennaio, 13:46
Accesi a comando nei topi i neuroni che scatenano l'aggressività tipica dei predatori Accesi a comando nei topi i neuroni che scatenano l'aggressività tipica dei predatori

Per la prima volta sono stati attivati, nel cervello dei topi, i neuroni che controllano il comportamento aggressivo tipico dei predatori e che hanno spinto gli animali ad aggredire e a mordere qualsiasi cosa capitasse loro a tiro, compresi tappi di bottiglia. L'esperimento, pubblicato sulla rivista Cell, è stato condotto dal gruppo dell'università di Yale guidato da Ivan de Araujo.

La scoperta
I ricercatori hanno scoperto che a scatenare il comportamento aggressivo tipico dei predatori sono due gruppi di neuroni nascosti nell'amigdala, la stessa area del cervello che governa emozioni e motivazione. Sono queste cellule nervose che spingono a inseguire la preda e a usare mascella e muscoli del collo per mordere e uccidere.

Topi 'predatori'
Quando questi neuroni sono stati attivati con la stimolazione della luce prodotta da un laser, i topi hanno iniziato a balzare su qualsiasi cosa capitasse a tiro e a morderla, ''come se stessero cercando di catturare e uccidere'', osserva de Araujo. Quando la luce veniva spenta, gli animali tornavano a comportarsi normalmente.

Il comportamento predatorio
In natura il comportamento predatorio è comune a molti vertebrati dotati di mascella. ''C'è un meccanismo primordiale, sotto la corteccia cerebrale, che collega gli stimoli sensoriali al movimento della mascella e del mordere'', spiega de Araujo.

L'esperimento
Nell'esperimento comunque i topi non hanno attaccato i loro simili che si trovavano nella gabbia, mentre si è visto che la fame influiva sul comportamento da predatore: i topi affamati inseguivano la preda in modo più aggressivo degli altri. I ricercatori hanno anche visto che, disattivando i neuroni che controllano l'azione del mordere, i topi inseguivano le prede senza ucciderle perchè la forza con cui la mascella si chiudeva era dimezzata e non dava il morso fatale. Il prossimo passo che i ricercatori intendono fare è capire che cosa innesca il comportamento predatorio e in che modo i gruppi di neuroni che controllano il comportamento predatorio e quelli che controllano la potenza del morso sono coordinati tra loro.

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