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Il 'brusio' del cervello fa sviluppare i neuroni

E' la chiave per le nuove connessioni

12 maggio, 19:29
Il rumore elettrico di fondo aiuta lo sviluppo delle corrette connessioni neurali (fonte: Lab of Brian McCabe, PhD/ Columbia University Medical Center) Il rumore elettrico di fondo aiuta lo sviluppo delle corrette connessioni neurali (fonte: Lab of Brian McCabe, PhD/ Columbia University Medical Center)

Il 'brusio' elettrico del cervello, una sorta di rumore di fondo dei neuroni, è il terreno fertile necessario per la formazione di nuove connessioni (sinapsi) fra le cellule nervose. Lo ha scoperto, nel cervello dei moscerini della frutta, il gruppo di ricerca della Columbia University di New York. Pubblicato sulla rivista Neuron, il risultato potrebbe spiegare come i piccoli segnali elettrici di fondo possano avere un ruolo importante nello sviluppo cerebrale.

Il nostro cervello può essere immaginato come un'intricatissima rete elettrica costituita da miliardi di neuroni attraverso i quali viaggiano rapidi impulsi elettrici. Una volta trasmesso lungo tutto il neurone, il segnale elettrico viene inoltrato ai neuroni successivi, il cui 'punto di contatto' sono le sinapsi. La comunicazione avviene attraverso il rilascio di una certa 'dose' di sostanze chimiche, chiamate neurotrasmettitori.
Numerosi studi avevano però osservato che, anche se in misura molto ridotta, esiste una quasi continuo scambio di neurotrasmettitori attraverso le sinapsi anche in assenza di precisi impulsi elettrici. Si tratta di un'attività 'minima' e che per lungo tempo è stata considerata come un semplice brusio, un rumore di fondo.

Analizzando il meccanismo chimico di questi 'disturbi', i ricercatori ne hanno ora scoperto l'importanza. L'eliminazione o l'aumento di questo apparente 'rumore' provoca infatti danni al corretto sviluppo, tanto che secondo i ricercatori questo brusio avrebbe un ruolo chiave per la formazione corretta delle 'strade' di comunicazione tra i neuroni. Il prossimo obiettivo sarà ora comprendere se il rumore di fondo abbia un ruolo anche nelle malattie neurodegenerative.

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