Pianta carnivora senza il Dna spazzatura
Si riapre il dibattito sul Dna che non produce proteine
13 maggio, 18:02Potrebbe essere realmente inutile il cosiddetto Dna 'spazzatura', ossia le ampie sezioni del genoma che non producono proteine: almeno sarebbe così per la Utricularia gibba, una comune pianta carnivora acquatica. A scoprirlo è stato un gruppo di ricerca dell'università ameicana di Buffalo, che sulla rivista Nature spiega come questa pianta abbia forse eliminato i tratti 'inutili' del proprio Dna. La scoperta pone ora nuovi interrogativi sulla funzione del Dna che non contiene istruzioni per fabbricare proteine.
“Appena il 3% del materiale genetico della Utricularia è definibile come Dna spazzatura, mentre il 97% è necessario”, ha spiegato il responsabile dello studio, Victor Albert. Sul ruolo del cosiddetto Dna 'spazzatura' i ricercatori stanno discutendo da tempo: inizialmente si riteneva che fosse del tutto inutile, ma recentemente piùà studi hanno cominciato a indicare che questa porzione abbondante del Dna potrebbe conunque giocare un ruolo chiave, ad esempio controllando la funzione di altri geni.
La scoperta arriva come un fulmine a ciel sereno nello studio del Dna spazzatura, come vengono definite le lunghe sezioni della molecola della vita che rappresentano la gran parte del genoma di quasi tutti i viventi e che non serve 'apparentemente' a niente. Apparentemente, perchè negli ultimi anni molti studi avevano ipotizzato e dimostrato come questo Dna 'inutile' possa svolgere in realtà importanti funzioni cellulari, poco evidenti ma comunque indispensabili per il funzionamento interno delle cellule.
La scoperta di piante complesse come le Utricularia, con un Dna senza 'spazzatura', potrebbe obbligare a rivedere completamente questa ipotesi. Questa pianta carnivora ha infatti un genoma di 80 milioni di basi, una catena molto breve rispetto ad altre piante complesse, ma circa 28.500 geni: un numero invece in linea con con quello di altre piante.
I ricercatori ipotizzano che alcuni sconosciuti meccanismi evolutivi avrebbero potuto spingere la pianta verso un'alta 'efficienza' genetica evitando così di trascinare nel tempo versioni 'inutili' di vecchi geni.
























