Funziona il primo rene biotech 'riciclato'
Trapiantato nel topo, filtra il sangue e produce urina
16 aprile, 18:04Tutto puo' essere riciclato: anche un rene. Ci sono riusciti per la prima volta i ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston, che hanno riportato in vita un rene di topo 'ripulendolo' e rigenerandolo con l'impianto di nuove cellule. Una volta trapiantato nell'animale, l'organo biotech ha ripreso a funzionare, filtrando il sangue e producendo urina. L'esperimento, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, apre la strada alla produzione di organi da trapianto 'su misura', ottenuti con le cellule prelevate dallo stesso paziente ricevente.
La tecnica (applicata in passato ad altri organi come cuore, polmoni e fegato) prevede che il rene venga lavato con una soluzione detergente che elimina le cellule vitali. Rimane così un'impalcatura di collagene in cui vengono 'seminate' nuove cellule (in questo caso cellule endoteliali umane per ricreare il sistema vascolare e cellule renali prelevate da cuccioli di topo).
L'organo viene quindi posto in una specie di incubatore (bioreattore) per 12 giorni fino a quando le cellule, crescendo e moltiplicandosi, lo rigenerano completamente.
Il rene 'riciclato' è stato sottoposto con successo ad un primo test in laboratorio, in cui è stato attaccato ad un macchinario che convogliava sangue nel sistema vascolare e drenava l'urina. Successivamente l'organo è stato trapiantato in un topo: una volta collegato al sistema vascolare, il rene rigenerato ha subito ripreso a funzionare, senza provocare sanguinamenti o la formazione di coaguli.
La sua attività è risultata significativamente ridotta rispetto alla norma, ma i ricercatori pensano che ciò sia dovuto all'immaturità delle cellule impiegate per rigenerare l'organo: il problema potrebbe dunque essere superato affinando la scelta delle cellule e perfezionando la loro maturazione.
''Ciò che rende unico questo approccio è che preserva l'architettura dell'organo originario'', spiega il coordinatore dello studio Harald Ott, che lavora presso il Centro di medicina rigenerativa del Massachusetts General Hospital. ''Se questa tecnica potrà essere applicata all'uomo - aggiunge - i pazienti con insufficienza renale che non sono adatti al trapianto o che sono in attesa di un organo da donatore potranno teoricamente ricevere nuovi organi derivati dalle loro stesse cellule. Partendo da questa prova di principio, speriamo che i reni bioingegnerizzati possano un giorno essere capaci di restituire la funzione renale proprio come fa un rene da donatore''.
Secondo l'esperto ''questi innesti potrebbero essere prodotti 'su misura' con le cellule dello stesso paziente, superando così sia il problema della scarsità di organi che quello dell'immunosoppressione cronica. Ora stiamo cercando nuovi metodi per estrarre dalle cellule del paziente quelle adatte alla rigenerazione, e – conclude - stiamo perfezionando le tecniche per la semina delle cellule e la coltura dell'organo in modo da poter trattare organi di dimensioni simili a quelli umani''.
























