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Ecco il 'collirio' di Plinio il Vecchio

Intervista alla ricercatrice che l'ha studiato

08 gennaio, 08:50
Il ‘tubetto’ di stagno che conteneva le pastiglie (fonte: Gianna Giachi et al., PNAS) Il ‘tubetto’ di stagno che conteneva le pastiglie (fonte: Gianna Giachi et al., PNAS)

Il mare della Toscana ci ha restituito l'antico 'collirio' di Plinio il Vecchio. Le sei pastiglie ritrovate nel relitto del Pozzino contenevano infatti carbonati di zinco, il cui impiego per la preparazione di medicamenti per gli occhi era già indicato duemila anni fa dallo scrittore romano nella sua opera 'Naturalis historia'. A sottolinearlo è Erika Ribechini, la ricercatrice del dipartimento di chimica dell'università di Pisa che ha coordinato le analisi.

''Le pasticche erano impilate una sull'altra all'interno di un contenitore cilindrico di stagno completamente sigillato, che ha resistito ad ogni contaminazione'', spiega la ricercatrice. Una volta aperto, un po' come un moderno tubetto di aspirine, è bastato prelevare un grammo di queste pastiglie per rivelarne nel dettaglio i componenti.
''Grazie a tecniche di analisi come la spettroscopia a raggi X e ad infrarossi, la gascromatografia e la spettrometria di massa - prosegue Ribechini - abbiamo scoperto che le pasticche sono composte all'80% da carbonati di zinco, che probabilmente costituivano il principio attivo, e poi da eccipienti come la resina di pino che, oltre a prevenire l'ossidazione di altri componenti come gli oli, poteva conferire un odore gradevole al preparato''.

Con i risultati delle analisi in mano, i ricercatori hanno subito ipotizzato che le pastiglie potessero essere una sorta di antico collirio. ''Lo zinco ha notevoli proprietà antibatteriche, batteriostatiche e probabilmente anche antivirali - specifica Ribechini - ed è ancora oggi usato in dermatologia, nelle creme contro l'arrossamento della pelle, e in oftalmologia. E' quindi probabile che le pasticche venissero usate per applicazioni esterne sugli occhi. Del resto il termine 'collirio' viene dal greco 'kollura' che significa 'piccoli panetti rotondi', la stessa forma dei reperti del Pozzino''. Si tratterebbe quindi di ''un rimedio molto conosciuto nell'antichità, che questa nave da cargo trasportava dalla Grecia verso le coste toscane - conclude la ricercatrice - al tempo dominate ancora dagli Etruschi''.

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