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Pietro Calissano, una gravissima perdita per il Paese

Parla il suo allievo e collaboratore più vicino

03 gennaio, 10:58
Il vicepresidente dell'Ebri, Pietro Calissano (fonte: EBRI) Il vicepresidente dell'Ebri, Pietro Calissano (fonte: EBRI)

"E' una perdita gravissima perché Rita levi Montalcini era un patrimonio scientifico e culturale del nostro Paese": Pietro Calissano, braccio destro del Nobel dal oltre 40 anni, ricorda così la ricercatrice che l'aveva voluto al suo fianco nell'avventura scientifica che ancora adesso continua a riservare nuove sorprese.

"L'ho conosciuta nel 1965, quando ero suo allievo", racconta Calissano, che oggi è vicedirettore dell'Istituto Europeo per le Ricerche sul Cervello (Ebri), il centro di ricerca che Rita Levi Montalcini aveva desiderato con tutte le sue forze.
Proprio del giugno 1965 è il ricordo più bello che Calissano ha della professoressa: "mi ha subito impressionato perché era una persona estremamente alla mano, completamente lontana dagli atteggiamenti che avevano i professori dell'epoca. Mi ricordo che ci trovavamo nello sgabuzzino delle colture cellulari quando mi ha offerto la borsa di studio".

Da allora Levi Montalcini e Calissano sono diventati inseparabili: " ho lavorato con lei all'università di Washington, dove insegnava, e abbiamo continuato a lavorare insieme in Italia", prima nei laboratori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e poi all'Ebri.

Per tutti quegli anni il lavoro ha ruotato attorno alla scoperta che nel 1986 ha portato Rita Levi Montalcini al Nobel: quella del fattore di crescita delle cellule nervose (Nerve Growth Factor, o Ngf). "Ancora adesso proseguiamo la ricerca sull'Ngf e con gli anni questo campo d'indagine è diventato sempre più importante nel mondo delle neuroscienze.

All'inizio - prosegue Calissano - sembrava interessare solo certi tipi di cellule nervose, ma adesso fa pensare ad una 'funzione organismica', un termine al quale Rita Levi Montalcini teneva molto". E' un campo attorno al quale è nata una nuova scuola e che potrebbe avere applicazioni in molti ambiti. Per esempio, spiega, "stiamo lavorando su una possibile applicazione nella terapia del morbo di Alzheimer, anche se non ci sono ancora sviluppi tali per cui la proteina Ngf possa essere impiegata in una cura".

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