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La sentinella del Parkinson

E’ una proteina scoperta nei topi da una ricerca a guida italiana

20 agosto, 09:27
Una proteina che protegge i mitocondri potrebbe essere la chiave per prevenire il morbo di Parkinson (fonte: David Rempe, University of Rochester) Una proteina che protegge i mitocondri potrebbe essere la chiave per prevenire il morbo di Parkinson (fonte: David Rempe, University of Rochester)

Scoperta la proteina-sentinella del cervello che difende dal morbo di Parkinson. L'ha individuata nei topi una ricerca a guida italiana, coordinata dall’Istituto Nazionale di Neuroscienze (Inn) ed è descritta sulla rivista Brain. La proteina riesce a prevenire l'insorgenza della malattia, che soltanto in Italia colpisce circa 10.000 persone ogni anno, e secondo i ricercatori potrebbe diventare il bersaglio di future terapie.

La proteina-sentinella si chiama c-Rel e ha il compito di proteggere i mitocondri, le centrali energetiche delle cellule del cervello dai danni provocati dai radicali liberi. Quando la proteina c-Rel non funziona o cessa di essere prodotta, compaiono tutti i principali sintomi della malattia: diventa difficile mantenere la postura, i movimenti diventano più lenti, rigidi e meno coordinati. Il gruppo di ricerca internazionale che ha permesso la scoperta è coordinato da Marina Pizzi e PierFranco Spano, entrambi dell'Inn, con la partecipazione delle università di Brescia, Verona, Cagliari, quella britannica di Cambridge e la statunitense Cornell, di New York.

La ricerca ha dimostrato come nei topi il blocco dell'espressione della proteina c-Rel porti alla perdita dei neuroni della cosiddetta sostanza nera all’eta' di 18 mesi (che nell’uomo corrispondono all’incirca a 60 anni) e all'insorgenza dei sintomi della malattia. ‘’La produzione di radicali liberi – ha osservato Pizzi - aumenta nelle situazioni di maggior dispendio energetico e il nostro organismo è sempre impegnato a bilanciare i danni a carico delle strutture più esposte,  ricorrendo all’attivazione di meccanismi protettivi”. Con l'avanzare dell'età, ha proseguito la ricercatrice italiana, ‘’questo sistema di regolazione perde progressivamente la sua efficienza e la bilancia comincia a oscillare fino a pendere, nei casi più critici, a favore di un eccesso di radicali liberi e quindi del danno a cellule e tessuti’’.

Le strutture più  colpite risultano quelle della sostanza nera, molto ricca di mitocondri, e “ora dobbiamo capire – ha spiegato Pizzi – come c-Rel, una proteina deputata alla protezione dei mitocondri di tutto l’organismo, possa svolgere un ruolo così cruciale proprio a livello delle cellule della sostanza nera”. Uno dei prossimi obiettivi della ricerca sarà individuare una strategia farmacologica efficace per attivare la proteina sentinella c-Rel.

Per riuscire in futuro a tradurre questa scoperta in terapia capaci di prevenire il morbo di Parkinson la strada è ancora lunga, ma le sue tappe sono già state individuate dai ricercatori. Il primo passo sarà individuare le diverse forme (polimorfismi) con cui si manifesta la carenza della proteina sentinella nelle persone colpite dal morbo di Parkinson. ‘’Lo stiamo già facendo in collaborazione con il San Camillo di Venezia. Si tratta – ha spiegato la ricercatrice - di reclutare centinaia di pazienti e fare una rassegna dei polimorfismi che potrebbero essere legati alla scarsa qualità o attivazione della proteina c-Rel. Questa prima fase potrebbe risultare piuttosto breve, anche due anni’’. Il passo successivo potrebbe essere la messa a punto di  un sistema per fare diagnosi e capire i fattori che rendono suscettibili alla malattia.

Per arrivare a vere e proprie terapie i tempi saranno certamente più lunghi. ‘’Parallelamente alla ricerca dei polimorfismi – ha detto ancor Pizzi - dovremo capire meglio i meccanismi che investono la degradazione dei mitocondri. I possibili trattamenti futuri punterebbero comunque alla creazione di farmaci. Abbiamo già dei composti sperimentali, per indurre nei neuroni la produzione della proteina c-Rel o semplicemente una maggiore attivazione o funzionalità. In linea di principio – ha concluso - in chi ha questo tipo di polimorfismo si potrà fare una cura preventiva per allontanare o impedire la comparsa della malattia’’.

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