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Iavarone, si punta a colpire il Dna del cancro

Il futuro è nella terapie su misura

27 luglio, 10:11
Dalla fusione delle proteine FGFR e TACC nasce la proteina capace di scatenare il più aggressivo tumore del cervello (fonte: A. Iavarone, A. Lasorella, R. Rabadan, Columbia University Medical Center) Dalla fusione delle proteine FGFR e TACC nasce la proteina capace di scatenare il più aggressivo tumore del cervello (fonte: A. Iavarone, A. Lasorella, R. Rabadan, Columbia University Medical Center)

Colpire il Dna del cancro è la nuova parola d'ordine nella lotta ai tumori. E' destinato ad andare in soffitta il vecchio approccio che vede il cancro come una malattia legata ad un organo, per lasciare spazio ad un futuro basato sulla mappa del genoma dei tumori. E' un futuro che negli Stati Uniti è già realtà e in direzione del quale va la ricerca pubblicata su Science dal gruppo della Columbia University diretto da Antonio Iavarone. ''Nei migliori cancer center degli Usa il cancro viene visto (e comincia ad essere curato) come una malattia sostenuta da alterazioni genetiche, che possono rappresentare il tallone d' Achille per terapie mirate'', dice Iavarone. Cambia quindi il modo di costruire l'identikit di un tumore e di aggredirlo con la terapia: ''la scelta terapeutica - osserva - non dipende solo dal tessuto di origine del tumore, ma diventa predominante la disponibilita' di una terapia mirata contro un' importante alterazione genetica in quel preciso tumore''. E' quindi in corso, aggiunge, ''una vera rivoluzione su come verranno trattati i tumori piu' maligni, per i quali oggi non ci sono cure adeguate''. Il primo requisito per le terapie personalizzate sono ''centri altamente specializzati e in grado di combinare vari settori di ricerca di base e clinica, incluse le componenti piu' avanzate della bioinformatica''. Un campo, questo, che secondo Iavarone vede l'Italia ancora indietro. ''Purtroppo - osserva - l' assenza di centri di ricerca internazionalmente riconosciuti, soprattutto nel Centro-Sud, ha ricadute profondamente negative per la cura dei pazienti italiani. Malgrado da numerosi anni abbia cercato di convincere le Istituzioni del nostro Paese verso la creazione di uno o piu' Centri all' avanguardia e di elevato spessore internazionale da realizzarsi nel Centro-Sud e che reclutassero sin dalla loro realizzazione i migliori scienziati mondiali del settore, i miei sforzi sono stati per ora vani''. La speranza, prosegue, e' che ''le Istituzioni del nostro Paese decidano quanto prima di procedere concretamente verso la creazione di una rete di istituti di ricerca e di clinica dei tumori, gestiti da scienziati formatisi al di fuori dell'Italia e selezionati esclusivamente per le loro capacita''', in un circuito virtuoso di ''brain circulation''. Per Iavarone centri di alto profilo scientifico e medico consentirebbe ai pazienti italiani di avere accesso ai piu' avanzati trattamenti sperimentali disponibili in altri Paesi'', in una ''considerazione etica di cui tutti i Governi dovrebbero tenere conto''.

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