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Così il cervello riconosce le azioni che hanno una fine

La consapevolezza alla base di sopravvivenza e paura della morte

27 luglio, 19:49
Schema di un cervello nel quale è evidenziato in giallo il giro temporale medio posteriore, l'area che distingue gli eventi telici, che comportano uno stato finale, dagli eventi atelici, senza fine  (Pietro Pietrini, Domenica Romagno, Emiliano Ricciardi/ Schema di un cervello nel quale è evidenziato in giallo il giro temporale medio posteriore, l'area che distingue gli eventi telici, che comportano uno stato finale, dagli eventi atelici, senza fine (Pietro Pietrini, Domenica Romagno, Emiliano Ricciardi/

Osservate per la prima volta le aree del cervello che ci permettono di distinguere gli eventi che hanno una fine, come l'azione dell'arrivare o del catturare, da quelli che non prevedono una fine o un cambiamento di stato, come il camminare o l'inseguire. Si tratta di una distinzione fondamentale per la sopravvivenza umana, alla base anche della nostra percezione della morte. Lo rivela uno studio dell'universita' di Pisa pubblicato su Brain and Language.
   Grazie alla risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno osservato l'attivita' cerebrale di 22 volontari sani mentre leggevano sequenze di verbi che comportano uno stato finale come 'morire' e 'arrivare', cioe' telici, e verbi che indicano azioni senza fine o 'atelici', come 'camminare' e 'parlare'. E' stato cosi' scoperto che un'area cerebrale associata alla rappresentazione degli eventi e al processamento dei verbi, chiamata giro medio temporale sinistro, risponde preferibilmente alla categoria telico.
   La ricerca dimostra quindi per la prima volta che il cervello umano distingue implicitamente gli eventi telici, che comportano uno stato finale, dagli eventi atelici, senza fine o mutamento di stato. Tale distinzione deve aver giocato un ruolo importante nell'evoluzione del cervello e del sistema cognitivo umani: riconoscere la differenza fra inseguire la preda (atelico) e catturare la preda (telico) e' cruciale per la sopravvivenza, poiche' soltanto l'evento telico consente al predatore di raggiungere il suo obiettivo. ''La capacita' di distinguere fra eventi telici ed eventi atelici dipende dalla capacita' di misurarne i confini e, pertanto, di darne una delimitazione spazio-temporale'', spiega il coordinatore del progetto Pietro Pietrini, direttore del Laboratorio di biochimica clinica e biologia molecolare clinica dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana. ''La rappresentazione cognitiva di tale delimitazione e' condizione indispensabile per il senso della nostra finitudine, forse - conclude - l'unico tratto veramente caratteristico di noi umani rispetto agli altri animali''.

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