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Dai fossili riemergono i colori degli uccelli primitivi

La tavolozza della vita è stata conservata nei metalli

01 luglio, 13:17
Immagine in falsi colori ottenuta dall’analisi del fossile di Confuciusornis sanctus (fonte: R.A. Wogelius, University of Manchester; Gregory Stewart, SLAC National Accelerator Laboratory; E. Kaxiras, Harvard University) Immagine in falsi colori ottenuta dall’analisi del fossile di Confuciusornis sanctus (fonte: R.A. Wogelius, University of Manchester; Gregory Stewart, SLAC National Accelerator Laboratory; E. Kaxiras, Harvard University)

I metalli presenti nei fossili possono rivelare la tavolozza dei colori delle forme di vita primitive. Lo dimostra lo studio pubblicato su Science, che ha permesso di ricostruire i colori del piumaggio di due uccelli vissuti oltre 100 milioni di anni fa.
Coordinata da Roy Wogelius, dell'università britannica di Manchester, la ricerca ha dimostrato che i metalli presenti nei fossili funzionano come un 'registratore' di colori che permette di risalire alle tinte degli animali. Gli uccelli dei quali sono stati ricostruiti i colori avevano piume nere e marroni e sono il Confuciusornis sanctus, il primo uccello munito di becco, e il Gansus yumenensis, considerato il più antico uccello simile ai moderni.
Svelare i colori della vita passata è importantissimo per al storia del regno animale e dell'evoluzione, rilevano gli esperti, perché i colori hanno ruoli fondamentali per esempio nel mimetismo, nella comunicazione e nell'accoppiamento.
Finora, spiegano, era stato possibile ricostruire con successo i colori di alcuni fossili, resti di uccelli e dinosauri, basandosi sull’analisi degli organelli responsabili della colorazione, i melanosomi. Ma, sottolineano i ricercatori, il livello di conservazione di queste strutture può essere molto variabile. Per cercare marcatori di colori più stabili, gli studiosi sono andati a caccia di metalli come il rame, che si associano a molecole quali l'eumelanina, che sono responsabili di alcuni colori come il marrone e il nero. Questi metalli, spiegano i ricercatori, persistono a lungo anche quando le molecole alle quali si legano sono distrutte.
Per ricostruire i colori delle piume dei due uccelli preistorici, i ricercatori hanno illuminato i campioni con un intenso fascio di raggi X che ha permesso di ricostruire la composizione molecolare dei fossili e di ottenere la mappa della la distribuzione delle tracce di metalli. Queste ultime hanno segnalato i punti nei quali una volta era stata presente l'eumelanina e in questo modo hanno permesso di comprendere dove le piume esaminate erano marroni e nere.

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