Così si diventa un pilota interplanetario

Parla Paolo Bellutta, l'italiano che guida Curiosity su Marte

15 aprile, 09:09
Il pilota italiano Paolo Bellutta con Curiosity (fonte: Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci)
Il pilota italiano Paolo Bellutta con Curiosity (fonte: Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci)

Sta seduto alla sua scrivania a Pasadena, in California, ma è come se avesse ''occhi e gambe'' su Marte. Un 'avatar' lassù gli permette di vivere questa doppia vita, metà terrestre e metà marziana, e grazie a lui ha avuto la possibilità di imprimere un segno nelle rocce del Pianeta Rosso, una 'firma' che rimarrà indelebile ''per millenni''. Stiamo parlando di Paolo Bellutta, l'italiano che dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa guida il famoso rover Curiosity su Marte.

Paolo Bellutta nella sua vita terrestre è un fisico e informatico, nato 55 anni fa vicino a Trento. ''Sono nato a Rovereto, o meglio, a Rover-eto'', racconta sorridendo. Dopo anni passati tra Italia e Stati Uniti a sviluppare sistemi visivi per robot e dispositivi medicali, un giorno Paolo apre una mailing list dove legge l'annuncio di lavoro che gli avrebbe cambiato la vita. ''A.A.A. Cercasi personale esperto in sistemi visivi per robot. Nasa''.
Un paio di clic per inviare il curriculum, e nel giro di un quarto d'ora arriva la telefonata con cui l'agenzia spaziale americana lo convoca per un colloquio di lavoro.

Appena arrivato in Usa, nel 1999, Paolo si occupa di sviluppare gli 'occhi' di veicoli terrestri usati nelle missioni esplorative dall'esercito americano, ma sente che nei laboratori accanto sta iniziando a operare il gruppo di piloti che guiderà i due robot marziani Spirit e Opportunity. ''Volevo assolutamente partecipare e li ho convinti per sfinimento a prendermi'', ricorda. Nel 2004 inizia quindi la sua seconda vita da marziano, imparando i trucchi del mestiere dai colleghi piu' esperti, fino al salto di qualità con Curiosity. ''Per me è come una protesi, un prolungamento di me stesso, è come se avessi occhi e gambe su Marte'', afferma.

Insieme a lui ci sono altri 13 piloti 'interplanetari' che lavorano su turni a gruppi di 3 (pilota, co-pilota e assistente) insieme a una squadra di geologi che li aiuta a superare le insidie del suolo marziano. ''Durante i primi tre mesi della missione seguivamo i ritmi della giornata marziana, che dura 39 minuti in piu' delle nostre 24 ore terrestri: dovevamo preparare i comandi per Curiosity di notte, in modo da farlo muovere e lavorare di giorno, quando le temperature su Marte sono più alte e i motori del rover lavorano meglio. Ora invece ci siamo organizzati per seguire orari terrestri''. E non c'è tempo da perdere, perchè a maggio Curiosity riprenderà il suo cammino verso il monte Sharp, le cui rocce potranno raccontare il passato di Marte come un libro di storia. ''Mi dovrò sdoppiare, perchè nel frattempo ritornerò anche a pilotare Opportunity, che in questi mesi era stato lasciato nelle mani di un team tutto al femminile, formato da tre donne pilota''.

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