'Quel genio di Einstein'

Quel genio di Einstein
Di Jennifer Berne, illustrazioni di Vladimir Radunsky

Era una bella giornata e il piccolo Albert Einstein andava in bici per la campagna. ''E se uno riuscisse a montare in sella a un raggio di sole?'', disse a un tratto, guardando la luce che correva verso la Terra. Era la prima domanda che si fece, a cui seguirono tante altre, forse per questo i suoi capelli crescendo sembravano tanti punti interrogativi.

Faceva domande a casa, domande a scuola. Cosi' tante che i suoi insegnanti dicevano che in classe disturbava. Gli ripetevano che non avrebbe combinato niente di buono finche' non imparava a comportarsi come gli altri compagni. In realta' il piccolo Einstein non voleva essere come gli altri, aveva capito che al mondo c'erano dei misteri segreti e silenziosi e la cosa che lui piu' di tutto voleva era capire questi misteri.

Cosi' incomincio' a leggere e studiare tutti i libri che parlavano della luce e del suono. Del calore e del magnetismo. E della gravita', quella forza invisibile che ci trattiene sulla terra e impedisce alla luna di volare via nello spazio. Ma inizio' a leggere anche tante cose sui numeri. E incomincio' a capire che ogni cosa e' fatta di piccoli pezzetti di materia, invisibili, chiamati atomi. Albert dimostro' che ogni cosa al mondo e' fatta di atomi, anche noi.

Poi scrisse queste idee e le spedi' alle riviste scientifiche e gli scienziati gli chiesero di andare a lavorare con lui. Cosi' Einstein inizio' a fare tutto quello che gli piaceva di piu': immaginare, pensare e riflettere. E invento' modi tutti nuovi di capire come funzionavano le cose. Le suoi riflessioni hanno aiutato a capire l'universo e le sue idee hanno permesso di costruire astronavi e satelliti che vanno nello spazio. E ha lasciato tante domande su cui gli scienziati lavorano ancora oggi. Niente male per un bambino che fino a tre anni compiuti non diceva neanche una parola!

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