La potenza di Brahms col Trio di Parma

Applausi e bis al Lirico, ospite il clarinettista Carbonare

"Suonare Brahms è come entrare nell'anima più intima del suo spirito compositivo, caratterizzato da una ricerca continua". Così all'ANSA Ivan Rabaglia, violinista del Trio di Parma con il violoncellista Enrico Bronzi e Alberto Miodini al pianoforte. Grande ritorno a Cagliari per il prestigioso complesso cameristico, tra i più apprezzati della scena nazionale e internazionale. Sul palco del Teatro Lirico, ospite il celebre clarinettista Alessandro Carbonare, ha dato vita a una coinvolgente lettura di tre Trii per pianoforte del compositore tedesco. Era infatti dedicato all'ultima produzione cameristica di Brahms il secondo appuntamento con la Stagione concertistica del Lirico.

In programma tre capolavori del romanticismo, tra i cavalli di battaglia dell'ensemble, interpreti d'eccezione in un concerto di musica da camera di grande raffinatezza e che ha coinvolto Alessandro Carbonare, primo clarinetto dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma. Dopo i Trii per pianoforte e archi op. 87 e 101 è stata la volta del Trio in la minore per clarinetto, violoncello e pianoforte op. 114. Rabaglia e Bronzi hanno suonato strumenti storici realizzati da due italiani, rispettivamente un Santo Serafino costruito a Venezia nel 1740 e un Vincenzo Panormo costruito a Londra nel 1775. "E' una fortuna avere la possibilità di ascoltare i suoni che vengono fuori da questi meravigliosi strumenti antichi e conservati bene nel tempo - confessa Rabaglia - questo strumento offre il suono migliore per esaltare le sonorità ricche, cantabili e precise di Brahms".

Il pubblico ha risposto con lunghi e calorosi applausi. Un successo annunciato che ha confermato il grande talento individuale e collettivo del Trio. Evidenziato anche da un grande affiatamento tra i musicisti di Parma e Carbonare, legati da un sodalizio artistico e umano. Per il bis si sono riuniti sul palco proponendo ancora Brahms, il terzo movimento del Quartetto n.3 op 60 con il clarinetto al posto della viola. Per chiudere tra gli applausi un concerto di grande qualità.
  
   

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