Spiagge sarde depredate: "ruberie per lucrare con vendita"

Ambientalisti, Daspo per chi saccheggia le nostre bellezze

"Non si tratta più di persone che prendono un mucchietto di sabbia per l'acquario di casa, ma di un vero e proprio fenomeno organizzato per vendere la sabbia sarda sul web e lucrarci sopra". Lo dice all'ANSA Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di intervento giuridico Onlus (Grig), una delle più attive associazioni ambientaliste della Sardegna, di fronte all'ennesima ruberia sul litorale di Is Arutas nell'Oristanese: 200 kg di sabbia prelevata nelle ultime settimane e stipata in 135 bottiglie (e non 50 come precedentemente appreso) sequestrate all'aeroporto di Cagliari-Elmas.

"E' evidente che c'è un mercato dietro: lo abbiamo già denunciato quando abbiamo svelato le vendite sui siti di e-commerce - aggiunge - magari il tutto è iniziato in maniera spontanea qualche anno fa, ma è diverso. Per quanto ne sappiamo è un fenomeno tutto sardo, perché nelle altre parti d'Italia abbiamo notizia solo di casi sporadici - aggiunge - questo significa che c'è richiesta sul mercato di sabbia, conchiglie, sassi e quant'altro provenga dalla Sardegna". Il Grig sollecita anche controlli più stringenti e pene più severe: "non basta la semplice multa ma serve un vero e proprio Daspo: hai rubato la sabbia? Per 10 anni non puoi tornare in Sardegna. Non abbiamo bisogno di queste persone nella nostra Isola".
   

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