Pastori Cascia solidali i colleghi sardi

"Segnale di vicinanza, ma i problemi sono anche i nostri"

(ANSA) - CASCIA (PERUGIA), 16 FEB - I pastori di Cascia solidali con i colleghi sardi impegnati da giorni nella "battaglia" del prezzo del latte.
    Stamani, sul sagrato della Basilica di Santa Rita, una quindicina di pastori, il sindaco Mario De Carolis, gli assessori, vari consiglieri comunali di maggioranza e minoranza e il rettore del santuario, padre Bernardino Pinciaroli, hanno manifestato per solidarietà e al tempo stesso per esporre i problemi del mondo della pastorizia umbra e casciana.
    È stato anche esposto un grande striscione con la scritta: "I pastori di Cascia solidali con i pastori sardi" ed è stata sventolata una bandiera isolana.
    "Abbiamo voluto dare un segnale di vicinanza a chi, subito dopo il terremoto, ci venne in soccorso donandoci quasi mille pecore, un gesto che non dimenticheremo mai e che ha permesso di stringere un legame forte", ha detto, all'ANSA, Antonio Palombi, il portavoce dei pastori casciani. "Ogni piccolo o grande problema dei pastori sardi - ha spiegato - diventa anche un nostro problema".
    "I problemi che stanno denunciando in Sardegna - ha aggiunto Palombi - li abbiamo pure noi. In Sardegna una pecora produce mediamente 2 litri di latte al giorno e quindi riescono a incassare circa 1,20 euro, da noi una pecora produce un solo litro di latte che riusciamo a vedere a circa 80 centesimi e questo fa capire - ha detto ancora il pastore - che difficoltà dobbiamo pure noi affrontare per tirare avanti".
    A differenza della Sardegna a Cascia "riusciamo a difenderci con la vendita degli agnelli - ha spiegato Palombi - e questo ci consente di arrotondare e ammortizzare un po' le perdite, ma di certo se a casa non avessimo le pensioni dei nostri genitori oggi sarebbe impossibile continuare a fare impresa".
    L'imprenditore, infine, ha annunciato che è intenzione anche dei pastori casciani iniziare a sollevare le criticità del settore: "Dobbiamo alzare la voce e far capire che le nostre mani sono rovinate dal lavoro e la nostra testa dalla burocrazia che ci impedisce di fare impresa in maniera sana e soprattutto redditizia per le nostre famiglie". (ANSA).
   

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