In mostra 10 anni di controcultura

A Cagliari la sfida ai tabù negli anni 'caldi' 1968-1977

Rivista romana anni Settanta. Costo 150 lire. Una donna nuda incatenata in copertina. E richiami in prima come "Sesso, dieci domande a una vergine italiana" e "Droghe, quello che nessuno vuole dirvi". In un'altra teca c'è anche un manuale di "autodifesa per i minorenni contro la famiglia". La controcultura in Italia dal Sessantotto alla fine degli anni Settanta attraverso i fogli, i giornali, le riviste, le fanzine. A volte stampati, spesso ciclostilati.

Testimonianze forti che raccontano un'Italia che cambiava tra occupazione del liceo Berchet a Milano, la nascita delle prime emittenti private con Radio Alice bloccata dalle forze dell'ordine. E poi inchieste e interviste sugli argomenti che per i giornali ufficiali erano più o meno tabù: sesso, droga e rock'n'roll. Tutto in una mostra che sarà inaugurata giovedì 8 novembre allo spazio Search del Comune di Cagliari. È la prima volta in Italia. Una collezione in qualche modo unica perché le altre due più importanti raccolte sull'underground nazionale di quegli anni hanno preso il volo.

O meglio sono finite negli Usa per il forte interessamento delle Università americane. La mostra, come un motto arcinoto in quei tempi, si chiama "Vietato vietare, controcultura in Italia 1968-1977 dalla collezione Enzo Longo". È un progetto dei Musei civici di Cagliari a cura di Melania Gazzotti nell'ambito del festival CagliariPaesaggio dell'assessorato comunale alla Cultura, in collaborazione con la Fondazione di Sardegna. Ci sono oltre duecento pezzi tra libri, manuali, fumetti fanzine, riviste, poster, giochi da tavolo (uno ispirato ai cortei di protesta) spesso stampati artigianalmente. Le sezioni vanno da "Il '68" ai "Direttori irresponsabili".

Passando per l'autoproduzione di manuali come quelli per la coltivazione della marijuana e la cucina macrobiotica, i fumetti underground e i fogli del Movimento del '77. "Con Vietato vietare - ha spiegato il collezionista Enzo Longo, bresciano nato a Cagliari - il mio rapporto con i documenti proposti non è la mera proprietà materiale, e nemmeno il desiderio di possesso, bensì l'intima passione nello scrivere e nel proporre un diario che da personale si potesse fare pubblico. Un diario di bordo, un tuffo nell'inchiesta.

Io ero bambino in quegli anni, ma in quel clima c'ero pienamente. Erano tempi conflittuali, ma c'era fortissimo il senso di comunità. E c'era meno solitudine". Stampa non solo metropolitana. Nella mostra ci sono anche testimonianze dalla provincia e dalle isole, come la rivista cagliaritana Città quartiere, anno 1977. L'esposizione rimarrà aperta sino al prossimo 3 marzo.

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