Murgia in corsa per Autodeterminatzione

Porte chiuse a PdS "che governa da cinque anni"

 Classe 1971, seulese, funzionario della Commissione europea politiche regionali e urbane, Andrea Murgia è il candidato governatore di Autodeterminatzione - la coalizione di sigle indipendentiste e autonomiste che mette assieme Sardegna Possibile, Gentes, Rossomori, Sardigna Natzione, Radicales sardos, Irs, Liberu - in vista delle regionali del 24 febbraio 2019. "Il mio obiettivo è portare Autodeterminatzione dentro il Consiglio regionale - ha premesso durante la presentazione ufficiale della candidatura - e scrivere un programma per la spendita di dieci miliardi di fondi europei in cinque anni".

Attualmente, ha spiegato, "se ne spendono mezzo miliardo l'anno, noi puntiamo a 1,5 mld". Murgia ha detto che "le liste di Autodeterminatzione sono aperte e non sono impermeabili ad altri input". Ma nessuna apertura al Partito dei sardi, cioè "nessuna continuità con chi ha governato per cinque anni", a differenza dei Rossomori che hanno ritirato la delega. Ed è proprio nei Rossomori che milita Murgia, che ha ammesso di avere preso la tessera del partito proprio nel giorno della scomparsa del fondatore del movimento Gesuino Muledda. Il consigliere dei Rossomori, Emilio Usula, ha spiegato che questo "è un momento di gioia perché la candidatura di Murgia arriva alla fine di un lavoro complesso e durato a lungo, con diverse forze che hanno portato le proprie sensibilità". Murgia, ha aggiunto Usula, "nella Commissione europea si occupa di questioni regionali, chi più di lui può portare avanti le problematiche dell'Isola nei rapporti con l'Europa?".

Il presidente del polo, Fabrizio Palazzari, ha ripercorso la storia di Aurtodeterminatzione dopo le politiche del 4 marzo: "siamo ripartiti con slancio per costruire un'organizzazione attorno a un'idea di Sardegna che si presentasse nel contesto europeo". E poi la denuncia delle politiche della Giunta, in particolare quella della sanità e dell'urbanistica: "La prima ha sacrificato territori in virtù di visione economicistica della sanità, la legge urbanistica portava avanti un'idea di Sardegna non corretta perché non tiene conto dell'interno".
   

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