Università, un "passaporto" a migranti

Prima sperimentazione in Italia a Sassari con 30 rifugiati

 Le Università di Sassari e Cagliari offrono ai migranti il "passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati". Una trentina di giovani, di età compresa fra i 22 e i 30 anni, arrivati in Italia con proiezione internazionale, nei giorni scorsi si sono sottoposti al processo di valutazione dei propri percorsi formativi, con la speranza di poter essere immatricolati nei due atenei sardi e proseguire in Sardegna i loro corsi di studio.

Si tratta del progetto del Consiglio d'Europa, sostenuto dal ministero dell'Istruzione, "European qualification passport for refugees"(Eqpr), cui le due università sarde sono hanno aderito come casi pilota, scelti dal Cimea per la sperimentazione. L'obiettivo è il riconoscimento dei titoli di studio con scarsa o assente documentazione per i giovani rifugiati. I 30 ragazzi coinvolti arrivano in prevalenza dall'Africa subsahariana e dall'Asia.

A Sassari l'Epqr non è una novità assoluta, l'Ateneo sassarese lo ha già sperimentato immatricolando nel 2016 e 2017 due studenti del Mali che tuttora frequentano i corsi di laurea e hanno intrapreso con successo un percorso di formazione e integrazione. Il progetto è stato illustrato all'università di Sassari dal rettore, Massimo Carpinelli, affiancato dalla delegata alle Politiche territoriali per internazionalizzazione, i rifugiati e i richiedenti asilo, Silvia Serreli, il delegato per l'internazionalizzazione, Erasmus e mobilità studentesche, Luciano Gutierrez, e Luca Lantero del Cimea. "È la prima sperimentazione in Italia dell'Epqr, ed è per noi motivo di orgoglio per noi che questo sia avvenuto da noi in Sardegna", ha detto il rettore.
   

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