Ironman Zanda tornerà a correre

In piedi grazie a protesi a tempo record. Anche mano bionica ok

Il coraggio di mettere alla prova il proprio corpo, la determinazione nel superare le disavventure, per quanto gravi, la forza di ricominciare a vivere, e a correre, nonostante gli arti amputati e le protesi. Difficile non restare sbalorditi davanti alla storia di Roberto Zanda. Lo scorso 6 febbraio in Canada, alla Yukon Artic Ultra, l'ironman cagliaritano ha rischiato di morire assiderato.

Rientrato in Italia, gli sono state amputate gambe e mani. Un colpo da ko per molti, ma non per lui che dopo solo 4 mesi è già in piedi. E si prepara a tornare a correre. "Sono cose che succedono, non ho nulla da recriminare. Anche in Egitto, nel 2008, rischiai per colpa di una peritonite. Quello che è accaduto fa parte del mio percorso sportivo", dice Zanda, che oggi è tornato a camminare all'ospedale Cto della Città della Salute di Torino, dove è ricoverato da metà marzo. Dopo l'amputazione dei piedi ad Aosta, dove era stato trasferito al suo arrivo in Italia, e il trasferimento a Torino, il direttore della Struttura Chirurgia della mano e arto superiore, Bruno Battiston, gli ha amputato la mano destra a livello del polso, mentre a quella sinistra sono state asportate le dita finite in necrosi durante le ore trascorse a 50 gradi sotto zero.

Nei momenti più difficili, quando ogni speranza sembrava persa, a farlo resistere sono stati i ricordi. Quello della moglie, sempre al suo fianco, e della Sardegna, la sua terra, i Quattro Mori della sua bandiera sulle protesi degli arti inferiori, gioielli tecnologici in titanio prodotti dall'Officina Ortopedica Maria Adelaide. Come la mano bionica, una iLimb di ultima generazione.

"Servono sei mesi di riabilitazione per muoverla come sta già facendo Zanda - spiega il dottor Battiston -. Se si considera che è arrivata solo la scorsa settimana, si comprende quali progressi incredibili abbia compiuto. Un paziente eccezionale e, da oggi, un atleta". L'obiettivo, infatti, è quello di tornare a correre. "Voglio capire come rispondono le mie protesi a contatto con la sabbia, ho in progetto l'ultramarathon del Deserto della Namibia, annuncia Zanda, che sta scrivendo un libro sulla questa avventura, in uscita a dicembre. Prima, però, è necessaria una sosta nella sua Sardegna: "Torno a casa il 25 giugno, voglio fare una cena sarda e, soprattutto, voglio abbracciare i miei amici e riposarmi, ne ho tanto bisogno".

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