Docenti sarde in piazze a Cagliari

Davanti a Miur con magliette nera, fischietti manifesti

Sono mille le insegnanti sarde diplomate e laureate che ora rischiano di non lavorare più a scuola tra infanzia ed elementari. O meglio rischiano di dover ricominciare daccapo con precariato, sostituzioni e supplenze dopo essere state assunte con un contratto a tempo indeterminato. La mazzata è arrivata a novembre con pubblicazione proprio sotto Natale di una sentenza del Consiglio di Stato: il caso riguarda in Italia 43mila docenti.

Per questo una cinquantina di insegnanti arrivati anche dal nord Sardegna si sono ritrovati davanti alla direzione scolastica regionale per parlare con il numero uno dell'istruzione sarda Francesco Feliziani. Tutte hanno indossato una maglietta nera con il provvedimento della gazzetta ufficiale stampato sulla schiena. Quello che recita che "i titoli conseguiti nell'esame di stato a conclusione dei corsi di studio entro il 1997-1998 conservano in via permanente l'attuale valore legale".

Hanno protestato con fischietti e manifesti. Messaggio chiaro: "no al licenziamento di massa". Ma non è finita: domani una delegazione sarà a Roma in occasione di un incontro tra sindacati e Miur. E l'8 gennaio saranno sempre in piazza e sempre nella Capitale per la grande manifestazione nazionale in occasione dello sciopero previsto per il giorno ritorno a scuola in tutta Italia.

"Dopo cento decreti cautelari positivi - spiega all'ANSA una portavoce del neo costituito Coordinamento diplomati magistrali abilitati, Silvia Mureddu - improvvisamente ci hanno detto che non siamo più abilitati: per anni abbiamo firmato documenti, fatto scrutini. E ora via: possiamo tornare a scuola sino a giugno".
   

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