Intercettazioni: Soro, sciocco bavaglio

Garante: istituto nato per magistrati, purtroppo c'è stato abuso

"Fino a quando non verrà offerta la possibilità di essere informati e di confermare o meno il consenso, o di revocarlo se lo ritengono, io mi auguro che nessuno revochi il consenso perché si sono create le condizioni che consentono non solo di continuare ma anche di implementare quella ricerca, ma dentro la legge e non fuori dalla legge". Così il garante per la privacy, Antonello Soro, è tornato sulla questione delle provette con il Dna delle famiglie dei centenari dell'Ogliastra, al centro di un'inchiesta della magistratura che sta indagando sull'ipotesi di furto.

INTERCETTAZIONI - Soro, a Cagliari per partecipare ad un convegno sul nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati, alla Fondazione di Sardegna, ha parlato anche di intercettazioni. "L'istituto dell'intercettazione non è stato pensato per i giornalisti, ma per il magistrato inquirente. Purtroppo c'è stato un abuso per cui adesso anche una modesta misura di cautela viene interpretata come un bavaglio, è un'enorme sciocchezza".

"Il decreto così come sta venendo fuori, sempre che venga confermato - ha spiegato Soro - nel complesso va nella direzione da noi auspicata da anni, cioè di limitare l'abuso di informazioni che vengono raccolte per una finalità che è quella di accertamento dei reati e non per offrire informazioni ai giornalisti. I giornalisti hanno mille strumenti e il diritto di pubblicare tutto quello di cui vengono a conoscenza, ma appunto le intercettazioni non sono state pensate per loro".

INTERCETTAZIONE, LORUSSO CONTESTA SORO - "E' singolare che il presidente dell'Autorità garante della privacy definisca sciocchezze quelle che in realtà sono principi più volte stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell'uomo in tema di pubblicazione di notizie coperte da segreto. Evidentemente non ha mai letto una sentenza della Corte di Strasburgo. Se lo avesse fatto, avrebbe facilmente dedotto che l'introduzione di una pena detentiva fino a tre anni a carico di chiunque, giornalisti compresi, dovesse rendere pubbliche notizie contenute in atti d'indagine considerati irrilevanti ai fini del processo, rappresenta una forma di bavaglio per i giornalisti".

Lo dice all'ANSA il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, replicando alle affermazioni del Garante della Privacy, Antonello Soro. "La Corte infatti ha più volte ribadito che il giornalista è tenuto a pubblicare tutte le notizie di interesse generale e di rilevanza sociale, anche se coperte da segreto, perché esiste il diritto dei cittadini ad essere informati - prosegue Lorusso -. E' certamente vero che le intercettazioni sono materiale investigativo non a disposizione della stampa, ma quello che il Garante della privacy dimentica è che se il giornalista viene a conoscenza di una notizia di interesse generale contenuta in atti giudiziari coperti da segreto è tenuta a pubblicarla, perché non è compito del giornalista mantenere il segreto sulle notizie.

Tale obbligo grava semmai su chi per dovere d'ufficio deve custodire quegli atti e la violazione di tale obbligo non può in nessun caso essere addebitata a chi ha il dovere professionale di informare i cittadini, sempre nel rispetto della verità dei fatti e della dignità delle persone". "Non vorremmo che la posizione del Garante della privacy - sottolinea ancora Lorusso - fosse il retaggio della sua precedente attività parlamentare, perché il tentativo di imbavagliare la stampa nasce soprattutto in quei settori del mondo politico che trasversalmente mal sopportano l'attività di giornalisti e giornali che si occupano delle loro vicende".

INTERCETTAZIONI, IN PIAZZA IL 22 NOVEMBRE - Gli organismi elettivi della Federazione nazionale della Stampa italiana e dell'Ordine dei giornalisti si riuniranno in piazza Montecitorio, a Roma, mercoledì 22 novembre, alle ore 11. Sarà la prima di una serie di iniziative di mobilitazione e di protesta che gli organismi di rappresentanza della categoria promuoveranno - informa una nota - "per denunciare l'inerzia di governo e Parlamento sui problemi del mondo dell'informazione e per richiamare l'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica sulla necessità di salvaguardare il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati".

"Il tema della giornata, "Libertà precaria, lavoro precario, vite precarie", riassume la condizione dei giornalisti italiani ed evidenza le responsabilità di governo e parlamento - prosegue la nota -. Una legislatura che si era aperta con l'impegno di depenalizzare il reato di diffamazione, cancellando il carcere per i giornalisti, si avvia alla chiusura senza alcun passo in avanti e con il tentativo di introdurre un'altra pena detentiva, fino a tre anni, in caso di pubblicazione di materiale coperto da segreto, giudicato irrilevante sotto il profilo penale".

"Nessun provvedimento è stato invece adottato per cancellare il carcere per i giornalisti - si sottolinea ancora -, contrastare le minacce nei confronti dei cronisti e introdurre nel nostro ordinamento misure per debellare il fenomeno delle cosiddette "querele bavaglio", strumento sempre più utilizzato per intimidire i cronisti e impedire loro di occuparsi di temi giudicati scomodi. A fronte di questo immobilismo, suonano come messaggi di facciata le attestazioni di solidarietà al collega Daniele Piervincenzi, giunte da esponenti del governo e del parlamento". "Questa situazione - affermano ancora Fnsi e Odg -, che indebolisce la libertà di stampa e il diritto dei cittadini ad essere informati, è aggravata dalla precarietà che pervade il mercato del lavoro.

Nel mercato del lavoro giornalistico sono aumentate le diseguaglianze. Il lavoro regolare cede il passo al lavoro precario, grazie a leggi che consentono alle aziende editoriali di utilizzare contratti di lavoro atipico per mascherare lavoro subordinato. La recente legge di riforma dell'editoria, voluta dal ministro Luca Lotti, è stata un'occasione perduta". "Così non si indebolisce soltanto l'informazione di qualità, ma si mette a rischio la tenuta democratica del Paese - conclude la nota -. L'auspicio è che, negli ultimi mesi della legislatura, il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, da sempre sensibile ai temi dell'informazione, trovi il tempo e il modo per dare segnali concreti di inversione di rotta".

PRIVACY, VANTAGGI E OPPORTUNITA' CON NUOVO REGOLAMENTO UE - Parte dalla Sardegna il simbolico conto alla rovescia in vista dell'entrata in vigore, il 25 maggio 2018, del Regolamento europeo sulla protezione dei dati. Sei mesi in cui la pubblica amministrazione e le imprese dovranno adeguare le proprie risposte e assumere un rinnovato ruolo nella tutela della privacy dei cittadini.

In un convegno organizzato da Privacy Italia, in collaborazione con la Federazione relazioni pubbliche italiana (Ferpi) e sostenuto da Fondazione di Sardegna e Fondazione Cariplo, il Garante Antonello Soro ha spiegato che "questo regolamento è una cornice giuridica che vale in tutta Europa, sovraordinata a tutte le norme nazionali e rappresenta un cambiamento di prospettiva: saranno i titolari del trattamento dei dati a doversi organizzarsi per rispettare la legge e l'autorità controllerà il rispetto delle norme anche attraverso un sistema sanzionatorio importante che arriva sino a 20 milioni e al 4% del fatturato lordo globale".

"Un cambiamento importante perché - ha aggiunto Soro - non ci saranno più parti dell'Ue nelle quali i grandi operatori internazionali, sia comunitari che extracomunitari, potrebbero non applicare questo regolamento. La protezione dei dati non è solo un obbligo giuridico, ma un vantaggio per le imprese che diventano competitive nel mercati globali, perché i cittadini pretenderanno sempre più di avere la sicurezza dei propri dati". Come sottolinea Privacy Italia, rappresentata dal presidente Raffaele Barberio, "obblighi rilevanti riguarderanno i servizi amministrativi, statali e degli enti locali, la sanità, il commercio, l'industria, perfino la vita associativa.

Il regolamento è uno strumento per rispondere alla sfide poste dagli sviluppi tecnologici e dai nuovi modelli di crescita economica". "La sinergia operativa tra Ferpi, Privacy Italia e Garante della Privacy si svilupperà nei mesi a seguire - ha sottolineato Fabiana Callai, coordinatore nazionale Ferp - per un'efficace applicazione del regolamento che porterà significative innovazioni non solo per i cittadini, ma anche per le aziende, gli enti pubblici e i liberi professionisti".

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