Task-force per salvare Santuario Guasila

Firmata convenzione tra Comune e Università di Cagliari

L'allarme è scattato perché sono spuntate fessure visibili a occhio nudo e diverse infiltrazioni.
    E ora partono studi, controlli e verifiche. Soprattutto perché si tratta di uno dei tesori architettonici della Sardegna, un capolavoro progettato nel 1839 da Gaetano Cima. Sistemata sulla collina, è la prima immagine che colpisce quando si entra nel paese. Forma circolare che addolcisce e racchiude una pianta ottagonale, punteggiata da pilastri e colonne che sorreggono la cupola: è il Santuario della Beata Vergine Assunta di Guasila.
    Un esempio di architettura neoclassica che va conservato e magari valorizzato in chiave turistica.
    Con questi obiettivi nasce la convenzione tra il Comune di Guasila e il Dipartimento di ingegneria civile, ambientale e architettura dell'Università di Cagliari. "Per noi un grande giorno - ha detto la sindaca di Guasila Paola Casula - per i guasilesi il Santuario è fonte di orgoglio e ha un grande valore affettivo della Beata Vergine Assunta".
    Già effettuato un sopralluogo da parte della Soprintendenza dei beni culturali: sollecitati in una relazione alcuni interventi per le prime verifiche. E anche il Ministero è già stato informato. C'è già un finanziamento regionale di 180mila euro, ma verosimilmente non basterà per gli eventuali interventi. Alla firma della convenzione tra comune e Università hanno partecipato anche l'assessore alla cultura di Guasila Alessandro Zucca, il direttore del Dicaar Antonello Sanna, i responsabili del progetto, Fausto Mistretta e Paolo Sanjust. Per la Soprintendenza beni culturali di Cagliari è intervenuta Antonella Sanna.
    La chiesa, nata tra il 1842 e il 1852, all'interno è ricca di marmi e decorazioni pittoriche, semplici nell'esecuzione ma di straordinario effetto. È il caso della cupola, con motivi geometrici e floreali a spicchi, che dalla base della volta raggiungono il suo centro, concludendosi in un lanternino. Due cappelle maggiori, una dedicata alla Vergine Assunta dormiente, secondo l'uso greco-ortodosso, l'altra dedicata al Cristo morto, simulacro attribuito a Lonis di Senorbì (1700), di pregevole fattura, accompagnano l'altare maggiore.

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