Giudici di pace: continua lo sciopero

No alla riforma del Governo, pronti a sciopero della fame

Continua lo sciopero dei giudici di pace contro la riforma della categoria voluta dal ministro Orlando. Dopo Cagliari e Sassari, oggi la terza tappa della protesta (che andrà avanti fino all'11 giugno) si è svolta nel tribunale di Nuoro e la categoria annuncia anche in Sardegna forme di protesta estreme come lo sciopero della fame.
    "E' un decreto che non penalizza solo noi giudici onorari ma il diritto alla giustizia del cittadino - ha detto la vice procuratrice della Procura di Oristano Daniela Muntoni -. Si precarizza sempre più la categoria, degradandola di fatto con uno stipendio che a malapena arriverà a 600 euro netti al mese per due giorni previsti di lavoro. Tutto questo senza congedi retribuiti per maternità o salute, assicurazioni per infortuni sul lavoro e trattamento di fine rapporto. Nella riforma è previsto però un aumento considerevole delle nostre competenze, fino ad andare ad occuparsi in futuro dell'80% delle competenze della giurisdizione civile e penale. E' inaccettabile - ha concluso - che in un paese civile la giustizia sia affidata a lavoratori privi di qualsiasi tutela".
    "Questo decreto è una toppa alla giustizia italiana - osserva il giudice di pace del tribunale di Nuoro Salvatore Fois - un alibi alle mancanze del Governo rispetto all'invito a ottemperare alle determinazioni dell'Unione Europea e del Consiglio d'Europa, per riconoscere alla magistratura di pace gli stessi diritti fondamentali spettanti ai magistrati di carriera".
    Per Emilio Floris, presidente regionale del sindacato Unagipa, "questa riforma ci sta togliendo la dignità. Dobbiamo stare uniti e dare battaglia a questo decreto. Anche in Sardegna alcuni di noi si uniranno ai 250 colleghi che in Italia stanno effettuando lo sciopero della fame".
    Ai giudici onorari anche la solidarietà degli avvocati del foro di Nuoro. "E' una riforma umiliante - ha detto Angelo Magliocchetti a nome della camera penale di Nuoro - non solo per i giudici onorari ma per gli interessi stessi che lo Stato persegue, ovvero la brevità del processo e il giusto processo".

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