A 86 anni gira per Roma a sfamare poveri

Dalla Sardegna alla Capitale il 'miracolo' di Dino Impagliazzo

di Stefano Ambu

Ha cominciato preparando un panino a casa da portare a un senza tetto alla stazione Tuscolana a Roma. Poi quei panini si sono moltiplicati. A modo suo anche quello è un miracolo: ha coinvolto i familiari, il condominio, il quartiere, le parrocchie. E ora, quello che è iniziato da un semplice gesto di carità cristiana, è diventato una macchina della solidarietà che coinvolge duecento-trecento persone e che assicura ottocento pasti a settimana.

Dino Impagliazzo, 86 anni il prossimo 2 maggio, originario de La Maddalena, in Sardegna, ma a Roma da quando aveva quindici anni, dirigente Inps in pensione, dopo quel panino non si è mai più fermato. Ha fondato un'associazione di volontari che si chiama Romamor. Ogni mattina si sveglia alle sei, fa il giro dei panifici per la raccolta delle focacce da riempire tenendo conto anche delle religioni e delle tradizioni culinarie di chi poi le riceverà.

"Non esiste un caso che mi ha impressionato più di un altro - racconta all'ANSA - Ogni persona è un caso importante, unico". Non solo, bisogna fare anche un giro per i mercatini rionali per la frutta e verdura: va bene quella anche un pò ammaccata, purché sia buona. Sempre in strada. Perché le persone da aiutare sono in strada. Ora non solo Tuscolana, ma anche stazione Ostiense perché i poveri sono sempre di più. Una vocazione nata dall'esigenza di rispondere con i fatti alle richieste del Vangelo. Con un cattolicesimo "di sostanza", per usare le parole dello stesso Impagliazzo.

Una solidarietà che si è affinata con il passare degli anni e che punta sempre più all'inclusione: anche le persone da sfamare ora danno una mano in cucina per preparare i pasti agli altri che hanno bisogno. "Un passaggio importante per imparare un mestiere - sottolinea Dino - qualcuno di loro è stato assunto in trattoria. Siamo noi stessi a segnalarli ai potenziali datori di lavoro". Una organizzazione che si allarga e punta sempre più in alto.

In campo adesso anche per l'emergenza immigrazione: si vuole dare, grazie alla donazione di una palazzina a tre piani che può ospitare una cinquantina di persone, anche un rifugio ai richiedenti asilo. Un buon esempio partito da un panino. E ora sono gli stessi supermercati a cercare e offrire prodotti alimentari gratuitamente. Roba sempre buona, entro i limiti della scadenza.

C'è una catena nazionale che sistematicamente rifornisce gli scaffali. Non solo cose da mangiare. La sfera di azione comprende anche vestiario, assistenza medica e aiuto nella compilazione dei documenti e delle richieste da inoltrare alle istituzioni. "Molti di noi - spiega Dino - si stanno specializzando nei settori per i quali c'è maggiore bisogno". Tanti stranieri in mezzo alla strada, ma anche tantissimi italiani. Una ricetta per eliminare la povertà? "Non esiste - dice il benefattore che arriva dalla Sardegna - sarebbe bello averla, ma la povertà, purtroppo c'è sempre stata".

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