Alcoa, i tre sindacalisti scendono dal silos

E ora promettono, "sarà vigilanza stretta su impegni governo"

di Fabrizio Fois

Trascorreranno la Pasqua a casa Roberto Forresu, Rino Barca e Daniela Piras, i tre segretari dei metalmeccanici Fiom, Fim e Uilm del Sulcis che per cinque giorni hanno occupato il tetto del silo dello stabilimento Alcoa di Portovesme, a 60 metri di altezza, sfidando le intemperie per ottenere la riapertura della fabbrica. Con gli occhi lucidi, volti provati dal freddo e dalle notti trascorse al riparo dal vento dentro i muri di lamiera nel tunnel del nastro trasportatore, i tre 'irriducibili' hanno riabbracciato i lavoratori dell'impianto di alluminio chiuso ormai da quasi due anni, quando nell'agosto del 2014 la multinazionale statunitense comunicò la sua decisione: ce ne andiamo.

Roberto Forresu ha compiuto gli anni sopra il silo: 52. Un compleanno amaro lontano dalla famiglia e con in mente la sorte dei "quasi trecento lavoratori sui 436 diretti, che entro il 2016 si troveranno senza il paracadute della Cig". Dure giornate anche per l'unica donna del gruppo, Daniela Piras, che ha dovuto condividere con i suoi colleghi i pochi metri a disposizione sul tetto del silo. Un'esperienza già provata, invece, da Rino Barca che nel 2012 salì a 60 metri per rimanerci quattro giorni. I tre hanno interrotto questa mattina la clamorosa protesta al termine di un'assemblea degli operai, riuniti nel piazzale dell'Alcoa, che hanno accolto i loro rappresentanti con abbracci e applausi a conclusione - sperano tutti - di una vertenza definita "interminabile".

Sono stati gli stessi lavoratori a decidere che i loro segretari avrebbero dovuto desistere. Sono passati quattro anni dalla fermata dello smelter e dalle proteste che portarono a blitz eclatanti, molti simili all'ultimo che visto protagonisti i tre sindacalisti. Ora l'impianto potrebbe passare di mano: dalla multinazionale statunitense Alcoa alla società anglo-svizzera Glencore, che in Sardegna - proprio nel Sulcis - controlla la Portovesme Srl. Per produrre nell'Isola, però, c'è da affrontare il nodo del costo dell'energia, vero gap che impedisce alle imprese che assorbono enormi quantità di megawatt di essere realmente competitive sui mercati internazionali.

Glencore ha ricevuto una proposta dal Governo per superare questo scoglio e ottenere una tariffa agevolata per dieci anni. Su questo la multinazionale svizzera chiede garanzie e ha preso tempo. La buona notizia è che il tavolo è ancora aperto e proprio ieri, in una riunione tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il governatore sardo Francesco Pigliaru, è arrivata la conferma dell'impegno diretto di Palazzo Chigi per il riavvio produttivo dello stabilimento.

E' questa una delle condizioni che hanno fatto recedere la protesta a 60 metri. "Ora vigileremo sugli impegni presi dalla politica - promettono i tre sindacalisti - in particolare sulle iniziative che il Governo intenderà portare avanti per il riavvio della fabbrica e della produzione dell'alluminio". Soddisfatto per la fine della protesta estrema, il presidente Pigliaru che ha ribadito: "collaborare in un clima di reciproca fiducia è essenziale per raggiungere l'obiettivo".

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