Canti sardi salvati da oblio, ora a casa

Appello studiosi per 162 brani archiviati a Santa Cecilia

di Maria Grazia Marilotti

"I canti della Sardegna devono tornare a casa". L'appello giunge da tre studiosi di cultura sarda, Sebastiano Mariani, Andrea Deplano e Gesuino Gregu. Il riferimento è ai 162 tra canti a tenore, attitos, ninna nanne e poesie registrate nel 1955 a Mamoiada, Fonni, Orgosolo, Orune e Nuoro dall'etnologo ed etnomusicologo Diego Carpitella e dall'antotropologo Franco Cagnetta, quest'ultimo autore del saggio "Banditi a Orgosolo" a cui si é ispirato l'omonimo film di Vittorio De Seta premiato a Venezia.

Materiale rarissimo, da 60 anni è custodito negli archivi dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia a Roma, classificato come "Raccolta 26". Un intricato ginepraio di canti e musiche dei centri dell'entroterra nuorese, per il quale, grazie al contributo dei tre esperti, si è potuto dare nome e provenienza a voce, canti e suoni e ricostruirne la tracciabilità. Alla "Raccolta 26" aveva già dedicato un lungo e complesso lavoro di catalogazione Walter Brunetto, curatore del catalogo degli Archivi di Etnomusicologia di Santa Cecilia, ma la complessità degli idiomi dei singoli paesi e la grande varietà dei moduli musicali impedivano di avere certezza dei singoli dati trascritti o rilevati.

Le carenze della documentazione e delle schede di campo rendevano ancora più arduo il compito. Grazie alla personale iniziativa dei tre studiosi e alla disponibilità della direttrice della sezione di Etnomusicologia dell'Accademia, che ha concesso il materiale, è stata avviata una collaborazione che ha permesso di definire paese di appartenenza, tipologia dei moduli di canto, nomi degli interpreti e trascrizione degli incipit di queste 162 registrazioni.

Le vecchie bobine sono state salvate dall'oblio e riconsegnate alla storia. Una riscoperta importante per la storia della Sardegna ma anche per il mondo intero, perché il canto a tenore é un bene intangibile tutelato dall'Unesco. Ora, a lavoro concluso, i tre si rivolgono a Regione e Istituto Etnografico sardo. "I canti sardi devono essere restituiti alla terra di origine e attraverso i necessari accordi e convenzioni con Santa Cecilia, resi accessibili alla fruizione, rendendoli disponibili come materiale per convegni e studi- spiega Sebastiano Mariani - Questo appello lo avevamo già fatto a due assessori regionali, Baire e Firino, e all'Isre, ma è caduto nel vuoto, ora lo rilanciamo".

Il richiamo è forte e accorato e i tre studiosi sottolineano come queste siano preziose pagine di etnomusicologia, testimonianza della grande cultura musicale sarda. "Ora sappiamo a chi appartengono e possiamo restituirle alle comunità di appartenenza - ribadisce Mariani - Per loro sarà un'emozione riascoltare canti e declamazioni significative di Fonni e Orgosolo, o voci come quelle di Luminu e Tzellachinu di Orune o i Giganti di Mamoiada. Miti intramontabili, che con le loro voci, varietà di stili, esecuzioni hanno lasciato un'impronta di stile irripetibile".

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