Nato:protesta in Sardegna contro Trident

Presidio associazioni. Sel:Pigliaru troppo timido,rovesci tavolo

(ANSA) - CAGLIARI, 21 OTT - Alla vigilia dell'avvio dell'esercitazione Nato "Trident Juncture 2015" sulle coste della Sardegna, monta la protesta di associazioni pacifiste ma anche dei partiti di centrosinistra come Sel che incalzano il presidente della Regione Francesco Pigliaru "troppo timido nell'affrontare un tema di questa rilevanza", chiedendogli di "rovesciare il tavolo di confronto con Roma". Questa mattina davanti al porto di Cagliari, dove ormeggiano le navi militari che stanno partecipando all'esercitazione Nato in programma sino al 6 novembre tra Italia, Spagna e Portogallo, c'è stato un presidio di associazioni ambientaliste e indipendentiste Sardegna pulita, Cagliari social forum, Css, Usb, Sardinia Natzione Indipendentzia.

"La Sardegna deve investire sulla bellezza del proprio territorio, sul sole e non sulle navi da guerra e sui cannoni", hanno detto in coro. Il concetto verrà ribadito il 31 ottobre nel corteo in programma a Cagliari e il 3 novembre nel sit-in davanti al poligono di Teulada. Intanto Sel con una mozione che sarà discussa in Consiglio regionale, fa pressing sulla Giunta Pigliaru sollecitando il ridimensionamento dell'esercitazione militare che coinvolge circa 30 Paesi, 36 mila uomini, 60 tra navi e e sottomarini e 140 tra aerei ed elicotteri. Inoltre nel documento si chiede di conoscere quali saranno gli impatti ambientali economici e sociali dell'esercitazione.
   

ASSOCIAZIONI, BASTA ESERCITAZIONI IN SARDEGNA - La Sardegna deve investire sulla bellezza del proprio territorio, sul sole e non sulle navi da guerra e sui cannoni". E' il grido d'allarme lanciato dalle associazioni ambientaliste e indipendentiste Sardegna pulita, Cagliari social forum, Css, Usb, Sardinia Natzione Indipendentzia che questa mattina hanno tenuto un presidio in via Roma, davanti al porto di Cagliari dove ormeggiano le navi militari che stanno partecipando all'esercitazione Nato "Trident Juncture 2015" in programma dal 6 ottobre al 6 novembre tra Italia, Spagna e Portogallo.

Il concetto verrà ribadito anche il prossimo 31 ottobre nel corteo in programma a Cagliari (il 24 verranno definiti i particolari in un'assemblea organizzativa a Santa Giusta) e il prossimo 3 novembre nel sit-in davanti poligono di Teulada. "Vogliamo esprimere la nostra solidarietà al popolo curdo e a quello armeno visto che sono attraccate in posto le navi turche - hanno detto - si firmano accordi per la riduzione delle servitù militari e poi non si dice niente sulle bombe sparate dalle navi da guerra. E' un affronto e un'offesa al popolo sardo".

SEL, PIGLIARU TROPPO TIMIDO, ROVESCI TAVOLO - Sull'esercitazione militare "Trident Juntcure 2015" il presidente della Regione è stato finora "troppo timido nell'affrontare un tema di questa rilevanza". Non solo: Pigliaru deve "rovesciare il tavolo di confronto con Roma" e difendere l'autonomia della Sardegna, "senza accontentarsi di decidere il colore delle tendine, lasciando che nel proprio territorio si possa fare quello che si vuiole". Sel incalza il governatore sul tema delle servitù militari e chiede spiegazioni ad un anno dall'ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale sul fronte delle possibili dismissioni dei poligoni sardi.

Con una mozione, che sarà discussa in Consiglio regionale, Sinistra ecologia e libertà fa pressing sulla Giunta sollecitando il ridimensionamento dell'esercitazione militare che che coinvolge circa 30 Paesi, 36 mila uomini, 60 tra navi e e sottomarini e 140 tra aerei ed elicotteri. Inoltre nel documento si chiede di conoscere quali saranno gli impatti ambientali economici e sociali dell'esercitazione. Secondo il segretario regionale di Sel Luca Pizzuto, "ancora una volta la nostra terra diventa scenario di esercitazioni. La mozione vuole essere un pungolo alla Giunta perchè le forze politiche del centrosinistra esprimono una netta contrarietà a qualunque esercitazione e all'utilizzo del suolo sardo per questi interventi". "

La Sardegna ha già dato, non deve dare altro. Non è più sopportabile uno Stato carnefice e oggi con queste esercitazioni si è toccato il punto di non ritorno - ha affermato il capogruppo Daniele Cocco - queste situazioni non devono più avvenire". "Dato che non è stata firmata la convenzione sull'esercitazione, non si può continuare a fare tutto quello che si vuole senza la condivisione e la compartecipazione dei sardi - ha stigmatizzato l'esponente di Cd, Roberto Desini - faremo un referendum nei territori interessati perchè si esprimano sulla presenza delle servitù militari".

Secondo Francesco Agus di Sel, "si tratta di un ennesimo "versamento di sangue che la nostra Isola paga", mentre per l'esponente dei Rossomori, Emilio Usula, "occorre portar avanti una trattativa in maniera più forte". "Quando serve bisogna alzare la voce per far rispettare i diritti dei sardi - conclude Eugenio Lai di Sel - I diritti dei sardi devono ritornare al primo posto nell'agenda politica e presidente deve avere più coraggio su temi che ci vedono soccombere sul versante dell'autonomia".

SENATORI SEL-PD-FI, PINOTTI RIFERISCA IN AULA - Il ministro della Difesa riferisca in Senato sull'esercitazione militare Trident Juncture 2015 in corso in Sardegna. Lo chiedono i senatori sardi Luciano Uras (Sel), Emilio Floris (Fi) e Silvio Lai (Pd). "Vogliamo conoscere non solo quello che sta succedendo - spiegano - ma anche quali siano gli effetti che ancora una volta questa grande esercitazione produrrà nei confronti dell'Isola, del suo ambiente e della sua economia".

"Ben comprendiamo il valore politico di quanto sta accadendo in ragione delle tensioni che insistono sul Mediterraneo, la tragedia Siriana, il dilagare dell'Isis, il coinvolgimento diretto della Russia nelle attività militari di contrasto al Califfato. La Sardegna, però - chiariscono i parlamentari isolani - non può pagare un prezzo così alto per la difesa della comunità internazionale ed essere trascurata dallo Stato. Vogliamo sapere dal Governo a che punto sia l'attuazione dell'articolo 14 dello Statuto speciale e lo stato delle procedure di successione della Regione nella proprietà di ogni bene immobile dismesso dall'originaria finalità istituzionale e di difesa militare; vogliamo sapere quali siano gli interventi programmati di bonifica ambientale dei territori compromessi".

Non solo. I tre senatori chiedono di "conoscere i termini del confronto tra Governo e Regione per il riconoscimento delle condizioni di svantaggio dovuto allo 'stato di insularità' e alla mancata piena applicazione dell'articolo 8 dello Statuto in materia di entrate, essendo tali argomenti non più disgiunti dal complesso delle relazioni istituzionali connesse, anche, agli obblighi iniqui sopportati dalla Sardegna in relazione ai doveri di difesa della nazione".

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