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Stress e gap sociale minano la salute delle donne

Rapporto Onda, il 30% delle malattie femminili legate a psiche

30 novembre, 10:17
Le differenze di genere, negli stipendi, nelle pensioni, nelle ore dedicate all'assistenza e alla cura delal famiglia in aggiunta a quelle lavorative, non sono solo un problema economico, ma incidono sulla salute delle donne. Il messaggio viene dalla quinta edizione del Libro Bianco dell'Osservatorio sulla Salute della Donna, che in occasione dei dieci anni di attività ha per la prima volta incluso una parte dedicata al welfare.

"Le differenze in termini di welfare impattano sullo stress, sulla salute mentale, sull'equilibrio psichico - spiega Nicoletta Orthmann, referente medico scientifico dell'Osservatorio Onda - ormai le donne hanno un ruolo nel lavoro più di responsabilità, anche apicale, o anche che una volta erano più degli uomini, come nel caso dei turnisti, e questo ha un impatto sulla salute importante anche perchè gli strumenti di conciliazione e aiuto alle donne sono limitati".

I numeri alla base del problema sono scritti nero su bianco nel rapporto, anche quest'anno realizzato con il contributo di Farmindustria. La differenza di reddito pensionistico tra uomini e donne è del 41,4%, e se 17 donne anziane su 100 non ricevono pensione tra i maschi il tasso è 4 su 100. Anche tra i salari le differenze sono marcate, pari al 25%, mentre ad essere sbilanciato fortemente dalla parte della donna è invece il tempo passato ad assistere la famiglia, oltre il 70% del totale. Il gap, insieme ad altri fattori come la maggior longevità, si riflette sullo stato di salute. Le donne hanno una prevalenza d'uso dei farmaci del 67,5% contro il 58,9% dei maschi, hanno più ricoveri ospedalieri, e il 30% delle patologie femminili riguarda l'area della salute mentale, a partire dalla depressione maggiore che colpisce due o tre volte più degli uomini, così come ansia, disturbi del sonno e del comportamento alimentare. Il rapporto ha evidenziato anche come manchi ancora una medicina 'di genere', con il paradosso per cui, pur consumando più medicine dei maschi, le donne non sono rappresentate nei test clinici, anche se da questo punto di vista le 850 molecole allo studio destinate specificatamente alle donne fano ben sperare. "Nella ddl Lorenzin abbiamo inserito per la prima volta il concetto di medicina di genere - ha sottolineato Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato -, è un inserimento importante, il mercato e l'università fanno la loro parte ma l'organizzazione del Ssn non è ancora pronta, è un lavoro di innovazione organizzativa ma soprattutto culturale".

Anche nelle scuole di medicina il concetto sta diventando di casa. "C'è un progetto pilota per inserire la medicina di genere nei master - ha spiegato Paola Boldrini della Commissione Affari Sociali della Camera -, mentre l'anno prossimo ne partirà uno che prevede l'inserimento di corsi già nelle facoltà di medicina, prima si inizia prima si avranno medici già formati quando escono dall'università".

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