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Fra crisi e burocrazia cresce il farmaco biotech

Rapporto 2013 Farmindustria, servono norme stabili

07 maggio, 20:28

(di Andrea Gianni)
(ANSA) - MILANO, 7 MAG - Nonostante la crisi e la burocrazia con i suoi tempi, cresce il settore del farmaco di origine biotecnologica in Italia, con un aumento del 5% del fatturato delle imprese che ha permesso di generare un +3,1% degli investimenti in ricerca e sviluppo. E di fronte al calo del numero delle aziende attive Farmindustria lancia un appello al nuovo Governo per garantire un sistema normativo stabile e incentivi alla ricerca, perche' ''una politica disattenta allontana nuovi investimenti e pone a rischio quelli esistenti''.


E' il quadro che emerge dal Rapporto 2013 sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia, presentato a Milano da Farmindustria in collaborazione con Assobiotec. Al centro un panorama dove nonostante la crisi economica una costellazione di micro e piccole imprese lavora in sinergia con i big del settore, e dove la Lombardia si conferma regione leader per il numero di aziende e per il fatturato realizzato, con una crescita che supera di gran lunga quella del prodotto interno lordo regionale (+7,2% rispetto a un +0,6% del pil lombardo). Nel segmento del farmaco biotech, utilizzato nella cura di alcune forme di tumori, malattie rare o patologie come anemia o leucemia, a fronte di una riduzione del 4,9% del numero delle imprese in Italia (da 184 a 175) - dovuto soprattuto dall'uscita dal mercato di piccole e medie imprese - si registra un incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo, che si attestano sui 1.410 milioni di euro. Il fatturato complessivo ha toccato quota 6.052 milioni di euro, rispetto ai 5.762 dello scorso anno. Quello del farmaco biotech si conferma quindi uno dei primi settori per l'attivita' di ricerca in Italia, con un numero medio di addetti e investimenti circa quattro volte superiore rispetto ai settori a media-alta tecnologia e circa nove volte rispetto al manifatturiero. Ma le imprese del settore e il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi puntano il dito sulle ''inadempienze della politica'', e sui tempi lunghi per  l'introduzione sul mercato di un nuovo farmaco in un comparto dove solo per quanto riguarda l'oncologia sono in dirittura d'arrivo 43 nuovi prodotti: 12/15 mesi per l' autorizzazione nazionale dopo quella comunitaria, 12 per l' inserimento nei prontuari regionali e infine due per l'effettivo utilizzo negli ospedali.  
  

''Per dare slancio al settore e' necessario un quadro normativo stabile, condizioni competitive con i principali Paesi europei con tempi piu' brevi per l'accesso e il pagamento e una politica che sappia valorizzare la capacita' in ricerca e sviluppo - ha spiegato Scaccabarozzi -, non ci puo' essere innovazione senza una tutela dei brevetti''. Il presidente di Farmindustria chiede quindi di rimuovere quegli ''ostacoli regolatori e legislativi che limitano o addirittura impediscono l'accesso all'innovazione con blocchi volti unicamente al contenimento della spesa pubblica''. A garantire stabilita' al settore e' proprio la sinergia tra grandi aziende, che si confermano traino del biotech, e micro e piccole aziende che tendono a specializzarsi nel 'discovery' e in aree terapeutiche di nicchia. Anche se e' dovuto in parte all'uscita del mercato di piccole e medie imprese il calo del 4,9% delle aziende attive e, di conseguenza, dell'occupazione. ''Se l'industria biotech per la salute investe in Italia oltre 1,7 miliardi di euro e' ora che questo sforzo sia riconosciuto - ha concluso il presidente di Assobiotec Alessandro Sidoli - e che sia premiato il valore dei prodotti innovativi che arrivano sul mercato''.

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