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Il racconto di Cacilda, da 'fantasma' a madre nonostante Hiv

Seguita da programma Dream in Mozambico da 2002, oggi attivista

16 aprile, 16:02

ROMA, 16 APR - Stigmatizzate. Trattate come 'fantasmi'. Senza terapie adeguate e con il disprezzo della comunità, destinate a morte precoce. E' il destino delle donne che contraggono l'Hiv in Africa, un destino che per Cacilda Isabel Massango, e migliaia di altre donne, è cambiato radicalmente grazie all'incontro con Dream, il programma per combattere l'Hiv che dal 2002 la Comunità di Sant'Egidio porta avanti prima in Mozambico e oggi in una decina di Paesi africani.
"Ho incontrato Dream nel 2002, subito dopo la nascita di mia figlia, quando ho scoperto di essere sieropositiva" racconta Cacilda, gli occhi che brillano e la soddisfazione di avere oggi 36 anni e "una bambina di 11, che fa cose normali, va a scuola, frequenta gli altri ragazzi" come se non fosse malata. Perché grazie alla terapia antiretrovirale, cui sono state sottoposte lei e la sua bambina gratuitamente, "la vita è cambiata, ho cominciato ad avere uno sguardo più alto, ho potuto ricominciare a lavorare, mi sono anche laureata, ho potuto costruire una casa, ho preso anche la patente e oggi guido la mia macchina". Oggi Cacilda lavora con Dream, "come attivista nei centri, sostenendo e incoraggiando tanti malati. La mia vita e la mia testimonianza danno speranza, fanno uscire dalla rassegnazione e dalla condanna che tutto è impossibile".
"Aiutiamo le donne prima di tutto a eseguire bene la terapia, perché in questo modo guadagnano anni di vita in cui possono stare accanto ai loro figli, li possono crescere". E "insegniamo loro anche ad accudire i bambini, a nutrirli in modo corretto e sano". Oggi Cacilda segue, insieme alla Comunità di Sant'Egidio "un programma di Adozioni a Distanza per sostenere le mamme e i bambini, questo mi ha condotto a conoscere famiglie e a sostenerle concretamente, anche nell'educazione sanitaria e nutrizionale. Oggi sono una donna che ha un futuro e come madre mi sento responsabile di costruirlo non solo per la mia bambina ma per un'intera generazione, per un'Africa migliore".

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