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Malati tumore non piu' solo vite da salvare ma 'persone'

Progressi impongono che oncologo curi minimizzando sofferenze

27 dicembre, 17:36

ROMA, 27 DIC - Solo fino a pochi anni fa il paziente oncologico era in primis una vita da salvare, a ogni costo, e poco importava se cio' significava per lui un grosso sforzo di sopportazione delle cure devastanti cui lo si doveva sottoporre.
Oggi, grazie ai progressi della ricerca e delle cure, si e' fuori da quell'emergenza e il malato va curato con la minore sofferenza possibile: il paziente diventa 'persona' alla cui qualita' di vita va data pari importanza che alle cure che gli si somministrano contro il tumore.
A spiegare questo enorme cambio di prospettiva e' Giovanni Rosti, Direttore del Dipartimento di Oncologia dell'Ospedale Regionale Ca' Foncello di Treviso.
''L'aspettativa di vita delle persone con tumore e' duplicata o triplicata - spiega - cio' implica una visione della malattia completamente nuova, nella quale la qualita' di vita del malato assume un ruolo preminente. Tale concetto era praticamente assente nei primi tempi 'eroici' della lotta la cancro, negli anni '70 e '80, quando si cercava solo di sconfiggere la malattia''. Adesso siamo di fronte a un cambio di paradigma: il 'paziente' diviene 'persona' che, in quanto tale, ha inalienabile diritto alla dignita' e alla qualita' della sua vita. ''Rispetto a un passato anche non troppo lontano - continua Rosti - gli effetti collaterali delle terapie oncologiche si sono fortemente ridotti. Fino a qualche anno fa essere sottoposti a chemioterapia implicava crisi di vomito continue: ricordo - racconta - che, negli anni '80, l'infermiera che girava negli ambulatori portava con se' i sacchettini, come le hostess sull'aereo'' Questo aspetto di grande disagio si e' in larga misura ridotto, grazie a una serie di presidi farmacologici attualmente imprescindibili: ''il diritto alla dignita' della persona malata di tumore - sottolinea Rosti - inizia quindi da volonta', capacita' e competenza del medico di dare le migliori terapie di supporto possibili''. Ma ancora c'e' da lavorare, per esempio bisogna migliorare la comunicazione tra medico e paziente soprattutto riguardo aspetti delicati come la sessualita' e la vita di relazione quando si lotta contro il cancro: ora si cerca di aprire un dialogo su questi aspetti - spiega Rosti - ma le difficolta' non sono lievi, dal momento che si tocca una sfera estremamente delicata, oltretutto senza la dovuta competenza, perche' non e' ancora prevista la presenza di sessuologi nei reparti di oncologia italiani o esteri''.

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