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Centri di ricerca fuggono da Italia

Con spending review malattie meno curate e meno soldi a Stato

12 luglio, 14:33

''In Italia continuano a chiudere i centri di ricerca delle aziende farmaceutiche, nonostante i nostri ricercatori siano molto produttivi. Basti pensare che nel settore delle neuroscienze il nostro Paese e' terzo nel mondo per pubblicazioni scientifiche. Il nostro Paese e' poco attraente per le aziende e con le misure della spending review le malattie saranno meno curate e lo Stato incassera' meno soldi''. A porre il problema e' stato oggi Pier Luigi Canonico, presidente della Societa' italiana di farmacologia (Sif), in occasione della presentazione del nuovo centro di ricerca aperto a Erl Wood (Londra), dalla multinazionale farmaceutica Eli Lilly.

 

''Sono almeno tre i centri di ricerca delle imprese chiusi negli ultimi tempi - spiega - senza contare che negli ultimi 4 anni sono stati persi 11mila posti di lavoro nelle aziende farmaceutiche, in tutte le funzioni, ma specialmente tra gli informatori scientifici. E Farmindustria ha lanciato l'allarme qualche giorno fa che con i provvedimenti della spending review si rischia di perderne altri 10mila''. Se l'Italia e' sempre meno attrattativa per le aziende farmaceutiche, le ragioni sono molteplici: ''ci sono incertezze regolatorie - continua - ritardi nell'immissione in commercio, frammentazione e moltiplicazione di queste procedure a livello regionale, pochi incentivi fiscali alla ricerca''. Inoltre, con i provvedimenti della spending review, si avra' un effetto opposto a quello sperato, secondo Canonico. ''Ci sara' una razionalizzazione dei farmaci - conclude - e quindi un aumento delle malattie, visto che saranno curate meno. Le aziende farmaceutiche, vendendo meno, genereranno meno entrate fiscali, e quindi lo Stato perdera' soldi''.

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