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Vaccini: Cristelli (Farmindustria),Italia investe troppo poco

Spesa totale intorno a 250 mln euro, meno meta' altri paesi Ue

27 aprile, 15:02

L'Italia spende per i vaccini meno della meta' rispetto ad altri paesi europei con la stessa popolazione. Lo sottolinea Daniel Jacques Cristelli, presidente del Gruppo Vaccini di Farmindustria, in occasione della Settimana Europea dell'Immunizzazione indetta dall'Oms, iniziata il 21 aprile e che si chiude oggi.

 

"L'Italia spende per i vaccini circa 250-300 milioni di euro - spiega Cristelli - che e' meno della meta' di paesi come la Francia o la Gran Bretagna, e corrisponde grosso modo a quanto sborsa per 1 o 2 prodotti farmaceutici. Questo nonostante i vantaggi dal punto di vista sanitario e sociale portati dalle vaccinazioni siano incalcolabili, e anche da quello economico le ricerche ci dicono che ogni euro investito ne fa risparmiare 23". Secondo l'amministratore delegato di Sanofi Pasteur Italia il nostro paese e' carente soprattutto dal punto di vista dei vaccini per gli adulti: "Per quanto riguarda i bambini siamo ai primi posti in Europa, ma il resto non va - sottolinea - la copertura per la vaccinazione antinfluenzale negli over 65 e' molto lontana dall'obiettivo del 75%, i numeri di quella contro lo pneumococco sono bassissimi, e anche sull'Hpv ci sono regioni con una copertura molto bassa. Ancora peggio va se si considera la cosiddetta 'popolazione attiva', quella cioe' ancora in eta' lavorativa: negli altri paesi c'e' una grande attenzione ad esempio sui luoghi di lavoro, dove vengono offerti i vaccini. Servirebbero degli incentivi per le aziende, che spenderebbero pochissimo per vaccinare i propri dipendenti con un grande beneficio anche per lo Stato".

 

In futuro e' previsto l'arrivo di sempre piu' vaccini dedicati agli adulti, per malattie come l'Alzheimer o il diabete, ma per usufruire dei vantaggi serve un cambio di mentalita': "Io sono molto fiducioso nel fatto che nei prossimi dieci anni arriveranno nuovi vaccini - spiega Cristelli - molto meno in un cambiamento della cultura, per cui si chiedono sempre vaccini per le malattie per cui non ci sono, ma non si usano neanche quelli disponibili. Servono piu' campagne di informazione, dedicate anche agli operatori sanitari, che dovrebbero essere i primi a diffondere queste buone pratiche. Il vaccino che servirebbe con piu' urgenza - conclude Cristelli - non e' contro qualche malattia, ma e' una formula che cambi la mentalita' e lo stato culturale della popolazione".

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