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Troppi errori svezzamento fai da te,sì sinergia con pediatra

Scegliere sulla base delle raccomandazioni scientifiche

09 novembre, 16:00
Troppi errori svezzamento fai da te,sì sinergia con pediatra Troppi errori svezzamento fai da te,sì sinergia con pediatra

ROMA - Sì alla sinergia tra pediatra, bambino e genitori durante lo svezzamento, da iniziare generalmente a partire dai sei mesi di vita, e sì a un'alimentazione che tappa per tappa diventi il più possibile equilibrata e variegata che includa anche ad esempio anche la carne, anche quella rossa di recente sotto la 'lente di ingrandimento' dell'Oms, no invece al 'fai da te' che può presentare non pochi rischi. "Imparare a mangiare in modo corretto necessita di tempo e pazienza ma soprattutto di esempio, fin dall'infanzia.

Ecco quindi il ruolo insostituibile dei genitori che sono i primi e più importanti educatori del bambino. Importante però seguire le indicazioni del pediatra che affianca i genitori in tutti i processi di crescita del piccolo. I consigli del pediatra si basano sulle evidenze scientifiche e le raccomandazioni emanate dalle società scientifiche nazionali ed internazionali. Al contrario, il 'fai da te' basa su informazioni la cui attendibilità non è garantita e può quindi esporre a scelte e comportamenti inadeguati. Il rischio di un'alimentazione non conforme ai reali fabbisogni è relativo sia alla quota energetica che dei singoli nutrienti (proteine, grassi, carboidrati, fibra, minerali e vitamine) che può essere carente o eccessiva, con ricadute sulla crescita in statura e in peso, sullo sviluppo neuropsicologico, sulla maturazione del sistema immunitario, con effetti sia a breve che a medio-lungo termine" spiega il pediatra Claudio Maffeis, professore all'Università di Verona. "La sinergia tra genitore pediatra e bambino è essenziale - conferma Giuseppe Morino, responsabile dell'Unità Operativa di Educazione Alimentare dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che evidenzia anche che più che di divezzamento si può parlare di alimentazione complementare dal sesto mese di vita rispetto al latte della mamma". Qui entra in gioco secondo l'esperto, "per colmare un deficit di proteine e ferro del latte materno e favorire un sano sviluppo delle capacità neurologiche e psicologiche, insieme alle pappe non dolci con verdure, farine come riso, mais, grano e tapioca, anche la parte proteica con carne liofilizzata o omogeneizzata". "Le carni devono variare: si può partire da coniglio, agnello pollo e tacchino meno allergizzanti, per introdurre tranquillamente anche vitello e manzo - spiega l'esperto - andando avanti nel tempo la carne non può essere l'unica fonte proteica, ci vogliono anche pesce legumi, formaggi e così si può arrivare a ridurre l'apporto giornaliero di carne a tre volte a settimana, la giusta dose per un bimbo che cresce dall'anno in poi". Anche baby food, il cibo per l'infanzia, viene promosso. "La legislazione italiana è molto precisa, più che per il biologico, tesa a proteggere il bambino da pesticidi, coloranti, additivi e altro. E' da privilegiare soprattutto nel primo anno di vita, poi dal secondo anno il piccolo si avvicina al tavolo dei genitori e il baby food può essere integrato con alimenti normali" spiega Morino.

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