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Bimbo che “si svezza da se’”, pratica può nascondere insidie

09 novembre, 16:02
Bimbo che “si svezza da se’”, pratica può nascondere insidie Bimbo che “si svezza da se’”, pratica può nascondere insidie

ROMA - E' detto anche alimentazione complementare a richiesta, nella quale cioè è il bambino a scegliere quali cibi 'sperimentare' a tavola con mamma e papà. L'autosvezzamento o baby led weaning (termine utilizzato nel mondo anglosassone e attribuito a Gill Rapley), attira l'attenzione di alcuni genitori, che lo considerano un modo naturale di passare dal latte al cibo 'da adulti' ma secondo alcuni esperti può nascondere non poche insidie, soprattutto se praticato senza il supporto del pediatra. "L'autosvezzamento potrebbe andare bene nella modalità in cui vi è la possibilità di scegliere tra vari alimenti e il piccolo può prendere quel che vuole, mangiando e andando incontro ai propri gusti - spiega il professor Andrea Vania responsabile del centro di nutrizione pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma-tuttavia presenta dei limiti. Ad esempio nella formazione del gusto, perché se il piccolo è neofobico, cioè ha paura di sperimentare cibi nuovi , usare l'autosvezzamento può assecondare la sua tendenza a mangiare poche cose, cosa che nella specie umana che è onnivora non è mai un bene". "Inoltre- aggiunge- se si permette al bimbo di prendere gli alimenti a disposizione sulla tavola, bisogna assicurarsi di aver modificato l'alimentazione nei modi giusti e compatibili con la fisiologia del bambino". "Dal punto di vista nutrizionale, poi, i limiti sono ancora maggiori-rileva-negli alimenti a tavola è difficile ad esempio che non si utilizzi sale aggiunto, ed è un errore che il bimbo lo assuma sotto i due anni.Questo è un'introduzione all'abitudine del sale, che non è spontanea come quella del dolce, e un aumento del consumo può portate arteriosclerosi ed eventualmente ipertensione se geneticamente predisposti. C'è anche il tema delle quantità, perché il bimbo deve mangiare quantitativi giusti per lui Infine, se il piccolo predilige ad esempio alimenti proteici (carne, pollo, formaggio) in quantità libera può finire che a sei , otto o nove mesi mangerà mezzo etto di carne e non le verdure, lasciandole lì". Il baby food, il cibo per l'infanzia, viene promosso in quanto la sicurezza delle materie prime , e l'assenza di conservanti e coloranti per legge rende questa categoria di prodotti sicuri. "La legislazione italiana è molto precisa, più che per il biologico, tesa a proteggere il bambino da pesticidi, coloranti, additivi e altro. E' da privilegiare soprattutto nel primo anno di vita, poi dal secondo anno il piccolo si avvicina al tavolo dei genitori e il baby food può essere integrato con alimenti normali" spiega Giuseppe Morino, responsabile dell'Unità Operativa di Educazione Alimentare dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

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