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Uso'bulimico'social per tanti genitori, minata privacy figli

Postano ogni istante vita bimbi, fenomeno non scevro da rischi

18 marzo, 17:33
Uso'bulimico'social per tanti genitori, minata privacy figli Uso'bulimico'social per tanti genitori, minata privacy figli

Mamma e papà - spesso per sentirsi meno soli nel difficile 'mestiere' del genitore - sono sempre più esagerati nel postare sui social contenuti e immagini sui propri figli: un comportamento 'bulimico' nel condividere che potrebbe minare identità e privacy dei piccoli.

Lo rivela un sondaggio condotto da Sarah Clark, ospedale pediatrico C.S. Mott-University of Michigan su un campione di genitori: i tre quarti degli intervistati hanno detto di conoscere genitori che esagerano nel postare foto e informazioni sui propri fili.

Il fenomeno è così esteso che i bambini, quando saranno abbastanza grandi da usare a loro volta i social, si ritroveranno già un 'profilo' (spesso imbarazzante e indesiderato) tracciato per loro da mamma e papà.

Dai primi successi sul vasino a interpretazioni goffe di canzoni, su internet i bambini sono, loro malgrado, protagonisti di 'scenette' varie, filmate e postate dai genitori. Ma questo, oltre a metterli potenzialmente in ridicolo e a minacciarne la privacy, può comportare il rischio di ''rapimento digitale'', l'appropriazione di quei contenuti da parte di altri che possono poi usarli in molti modi fino anche a 'rapire' l'identità del bambino costruendogli una vita parallela come fosse loro figlio.

Mettere in piazza ogni istante della vita dei figli sembra divenuto una norma sociale; ma l'abitudine è anche legata alla necessità di confronto e scambio di idee e consigli tra genitori, una forma di sfogo. Quasi il 70% dei genitori intervistati ha riferito di usare i social in cerca di consigli e per sentirsi meno soli come genitori. Gli argomenti più gettonati discussi online sono come abituare il bambino a dormire (per il 28% degli intervistati); l'alimentazione (26%), l'educazione (19%); il nido e la scuola dell'infanzia (17%); problemi comportamentali (13%).

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