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Storie di naufragi annunciati, bambini prime vittime

Intervento del presidente Sip Giovanni Corsello

22 aprile, 16:04
Storie di naufragi annunciati, bambini prime vittime Storie di naufragi annunciati, bambini prime vittime

"Il Mar Mediterraneo è ormai da anni un cimitero di uomini, donne e bambini. Si parla di questi morti quando le tragedie assumono proporzioni di massa, come è avvenuto alcuni giorni fa ad un barcone carico di circa 1000 persone, tra cui almeno 50 bambini, affondato al largo delle coste libiche".

Con queste parole il presidente della Societa' Italiana di Pediatria Giovanni Corsello, richiama l'attenzione della comunita' su quanto sta accadendo in questi giorni nei nostri mari. "Le parole di commossa partecipazione giunte da ogni parte purtroppo non consolano nessuno e soprattutto non servono a nulla. Se la comunità internazionale - spiega Giovanni Corsello Presidente Sip - non prende coscienza che la fuga di popolazioni intere da diversi stati dell'Africa e del Medio Oriente in preda a guerre e povertà è un fenomeno da affrontare con iniziative urgenti ed efficaci, queste tragedie sono destinate a ripetersi".

La Società Italiana di Pediatria ha sollecitato oramai da anni le istituzioni nazionali ed internazionali ad occuparsene: "Abbiamo da tempo detto e scritto che bambini e adolescenti sono le prime vittime di queste traversate sulle carrette del mare, ove rischiano la vita e si espongono al dramma delle malattie e della solitudine". "Chi deve farsi carico di attivare i percorsi internazionali necessari per affrontare il problema non può più tergiversare o attendere. Se così sarà, potremo solo assistere ad altre tragedie come quella di questi giorni, alla morte di decine, centinaia, migliaia di vittime innocenti sacrificati da criminali senza scrupoli e da logiche disumane. La società in cui viviamo - conclude Corsello - di fronte a questi eventi non può più trincerarsi dietro questioni economiche o giuridiche.

Qui non si tratta più di migrazioni di persone in cerca di lavoro o di sicurezza economica, ma di uno spostamento di popolazioni che nei loro Paesi non possono più sopravvivere. La nostra dignità di uomini ci impone una mobilitazione etica all'insegna del rispetto per la vita".

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