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Da ciao a grazie, l'abc dell'educazione spesso dimenticato

Esperta, serve riscoprire le buone maniere e insegnarle

04 novembre, 11:13
(ANSA) - ROMA, 4 NOV - Ciao, grazie, per favore...: ''parole dimenticate'' che rischiano di non entrare mai a far parte del vocabolario dei bambini, che diventano adulti maleducati e pretenziosi, piccoli e grandi tiranni in un mondo in cui le buone maniere sono in 'via di estinzione'.

Lo spiega la psicologa e giornalista Rai Maria Pedone che al tema ha dedicato un libro 'ELOGIO DELLA BUONA EDUCAZIONE Riscoprire le buone maniere per riportare l'armonia nella nostra vita (Franco Angeli).

''La buona educazione - spiega Pedone all'Ansa - manca in tutti i contesti, nella vita reale come pure sul web. Dove però la sua mancanza fa più danni è la scuola, perché i professori, anche i più autorevoli, fanno fatica ad imporre la disciplina, il rispetto dell'autorità e quello degli altri''.

C'è una evidente carenza di buone maniere che parte già dai bambini molto piccoli, non abituati a salutare, ringraziare, chiedere per favore, parole di cortesia semplici ma fondamentali. Il mito del piccolo selvaggio (Rousseau) si è tradotto in realtà, afferma l'esperta: ai bambini, non si sa perché, oggi tutto è permesso. Invece, per crescere bene e serenamente i bambini hanno bisogno di limiti, regole e di consolidare buone abitudini di comportamento. I genitori, rinunciando al loro ruolo di educatori, finiscono per vivere un quotidiano inferno alla mercé del loro piccolo tiranno. Per non parlare di tutti gli altri adulti, costretti a subire la maleducazione dei più piccoli senza poter intervenire, altrimenti mamma e papà si potrebbero offendere. I motivi di questa deriva educativa sono molteplici: in parte i genitori non hanno più voglia di investire energie a educare, cosa che richiede tempo e pazienza. Inoltre, non è infrequente che i bambini crescano maleducati perché i loro genitori sono maleducati, e non si può insegnare quello che non si conosce e a cui non si dà valore.

Tutti gli adulti dovrebbero ritenersi una comunità educante, e non perdere l'occasione di insegnare (con gentilezza) ad un ragazzo come dovrebbe comportarsi, conclude. "Non è mai troppo tardi per farlo. Spesso i ragazzi non aspettano altro che qualcuno gli insegni come fare". (ANSA).

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