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Autismo, nei 5 sensi la 'sfida' per migliorare qualità vita

Teoria neurofisiatra al centro libro su 'multisensorialità'

18 giugno, 14:42
Teoria neurofisiatra al centro libro su 'multisensorialità' Teoria neurofisiatra al centro libro su 'multisensorialità'

La sua intuizione, 40 anni fa, ha dato un contributo fondamentale alla comprensione dell'autismo e potrebbe essere la base, se la ricerca dovesse impegnarsi in questa direzione, "per aiutare i bambini" che soffrono di questa patologia. Carl Delacato, neurofisiatra americano laureato alla University of Pennsylvania, fu il primo a parlare dei disturbi di sensorialità in chi soffre di autismo. E proprio nella sua teoria si 'nascondono' ad oggi le possibilità di migliorare la loro vita quotidiana. A ricordare l'importanza dei risultati del lavoro dello studioso è il libro "L'importanza della sensorialità nella vita degli autistici" (Feltrinelli online) della pediatra Lucilla Brattoli.

   "Delacato - spiega Brattoli  - fu il primo a parlare di multisensorialità degli autistici. Ci ha fatto capire che tutti gli atteggiamenti che ha chi soffre di questa patologia sono per contrastare i disturbi di sensorialità". Negli autistici, in particolare, sottolinea la pediatra, i sensi - è la scoperta del neurofisiatra - sono o troppo o poco stimolati". Oltre agli iper o ipo-stimolati, poi, Delacato ha individuato un gruppo di autistici nel quale prevaleva l'influenza del cosiddetto "rumore bianco", una sollecitazione costante  delle singole vie sensoriali: "per esempio - scrive la pediatra - i bambini che hanno 'rumore bianco' nel campo del tatto sentono che qualcosa sta toccando la loro pelle quando in realtà non è così". Nonostante questi disturbi, rileva Brattoli, "sbaglia chi non considera gli autistici empatici. Siamo noi che non lo siamo verso di loro".

   Secondo Brattoli "se ci si sofferma sul fatto che tutte le problematiche legate all'autismo sono legate alla sensorialità si può tentare di migliorare la vita degli autistici". In questa direzione, in alcuni casi può essere utile la logopedia, o la psicoterapia cognitivo-comportamentale visto che compito degli psicoterapeuti è "migliorare la iper o ipo sensorialità". 

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