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Belgio: primo caso al mondo di eutanasia su un minore

La legge esiste dal 2014 ma nessuno aveva mai fatto richiesta

18 settembre, 18:44
Foto tratta dal sito belga che ha dato la notizia Foto tratta dal sito belga che ha dato la notizia
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Primo caso di eutanasia su un minore in Belgio, e quindi nel mondo perché il Paese è l'unico al mondo ad aver approvato nel 2014 una legge che lo consente. Lo riporta il quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad. "In silenzio e nella discrezione più assoluta - sottolinea il giornale - per la prima volta nel nostro Paese un minorenne è morto per eutanasia". 

Il minore malato terminale sul quale è stata praticata l'eutanasia aveva diciassette anni. Lo riferisce in un'intervista alla Reuters, citata dalla Bbc online, Wim Distelmans, direttore del Centro di controllo dell'eutanasia. "Il minore soffriva di dolori fisici insopportabili. I dottori hanno usato dei sedativi per indurre il coma come parte del processo", ha aggiunto Distelmans, senza precisare se si tratti di un ragazzo o di una ragazza.

E' la prima volta che si chiede l'applicazione della legge del 2014, che consente ai genitori di scegliere la 'dolce morte' per i propri figli, malati terminali, dopo averne fatto richiesta al medico curante, il quale deve sottoporre il caso e ricevere l'autorizzazione del 'Dipartimento di controllo federale e valutazione dell'eutanasia'. La legge specifica che anche il minore deve esprimere una forma di consenso.

Bagnasco, la vita è sacra,va accolta sempre - La notizia della eutanasia praticata ad un minore "ci addolora e ci preoccupa: la vita è sacra e deve essere accolta, sempre, anche quando questo richiede un grande impegno". Lo dice il presidente della Cei, il card. Angelo Bagnasco, raggiunto telefonicamente dall'ANSA mentre è a Genova per il Congresso Eucaristico.

Scienza e vita: si dà agli adulti potere di vita e morte - "L'eutanasia sui minori è maschera di un atto di volontà libero. La soppressione di una vita fragile non è mai accettabile". Queste le parole di Alberto Gambino, presidente nazionale dell'Associazione Scienza & Vita, che collabora con la Cei. "Il caso belga finisce coll'attuare un principio particolarmente nefasto perché estende l'eutanasia, già di per sé inaccettabile, ad una vicenda di estreme fragilità in cui si misura la dignità di un soggetto con il metro di giudizio di chi non incarna direttamente quella dignità. Non si tratta di un caso di accanimento terapeutico, quindi di una situazione in cui già c'è una valutazione medica oggettiva circa l'inutilità della prosecuzione di una terapia, ma siamo davanti a veri propri atti di volontà eutanasici, che interrompono una vita umana che proseguirebbe naturalmente il suo corso". "Si realizza, inoltre, - prosegue Gambino - una vera e propria finzione: il diritto all'eutanasia del bambino, altro non significa che attribuire ad un adulto il potere di vita e di morte su un minorenne. E' solo la 'maschera' di una vera decisione, personale, libera e consapevole - come intendono i fautori dell'eutanasia - in quanto non è in alcun modo concepibile in capo ad un soggetto che, per il diritto e per il livello di maturità, è incapace di autodeterminarsi nel compimento di scelte a contenuto legale ed esistenziale così estreme. Si tratta di una finzione giuridica che contrasta con i principi che presidiano le normative europee a tutela del minore, che mirano piuttosto alla protezione della sua vita e integrità fisica e mai alla sua eliminazione. L'Europa - e i Paesi che come il Belgio l'hanno fondata - dovrebbero piuttosto investire risorse e proporre normative sull'accudimento e la cura delle persone più fragili come sono i bambini gravemente malati e non introdurre l'idea che ad un certo punto debbano essere soppressi".

 

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