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Psichiatri, inutile abbassare età punibile

Puntare su repressione è perdente, sì a prevenzione

04 febbraio, 20:47
Adolescenti Adolescenti

Non piace a psichiatri e psicologi l'idea di abbassare l'età della punibilità per i giovani lanciata dal ministro dell'Interno Angelino Alfano.

"Puntare sulla repressione è perdente, il lavoro vero da fare, se si vuole ottenere qualcosa, è sulla prevenzione", commenta Tonino Cantelmi, docente di psichiatria dell'Università Gregoriana di Roma. "Devianza e marginalità - aggiunge - sono problematiche dal risvolto non solo sociale ma anche psicologico, se non c'è prevenzione, puntare tutto su deterrenza non serve a nulla".

"Si può anche abbassare l'età punibile - prosegue Cantelmi - ma pensare che estingua il comportamento criminale è una illusione. Piuttosto si tratta di agire sulle cause dei fattori devianti, che in genere risiedono negli adulti che li circondano, magari assenti o irresponsabili. Anche gran parte del bullismo è legato a contesti familiari in cui gli adulti mettono in atto o tollerano comportamenti di sopraffazione".

"Purtroppo non è vero che a 16 anni si concepisca la gravità di un crimine", secondo Fabio Sbattella, ricercatore dell'Università Cattolica di Milano e docente di Psicologia dello Sviluppo. "Nonostante sembrino autonomi, tra gli adolescenti di oggi - prosegue - regna un'immaturità diffusa per quanto riguarda la responsabilità sociale". Molte ricerche, prosegue, "ci dimostrano che sono in realtà poco consapevoli rispetto ai loro comportamenti e ai danni che provocano negli altri". E' importante, conclude, "che i ragazzi vengano educati al tema della responsabilità piuttosto che pensare di abbassare l'età della punibilità. E in questo percorso di educazione, sono indispensabili figure adulte di riferimento".

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