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Epatite C: Aifa, accordo per rimborso nuovo farmaco

Sofosbuvir per oltre 30 mila malati in Italia

30 settembre, 20:12
Aifa, accordo per nuovo farmaco epatite C Aifa, accordo per nuovo farmaco epatite C

L'Agenzia Italiana del Farmaco e Gilead Sciences hanno raggiunto l'accordo per la rimborsabilità del farmaco Sovaldi (sofosbuvir) per il trattamento dei pazienti affetti da epatite cronica C. L'accordo consentirà di trattare il più grande numero di pazienti in Europa, tenuto conto della più alta prevalenza della patologia in Italia. ''La chiusura del processo negoziale con l'azienda Gilead Sciences è avvenuta nel rispetto dei tempi auspicati dal Ministro della Salute e indicati nel comunicato AIFA del 13 agosto scorso'' fa osservare l'agenzia italiana del farmaco che ha reso noto la notizia al termine dei lavori di oggi.

Secondo alcune stime il farmaco potra' essere assicurato ad oltre 30 mila pazienti solo in Italia e sarà disponibile nel più breve tempo possibile secondo progressivi criteri di appropriatezza specificati. ''E' un accordo di grande impatto sanitario ed economico - ha spiegato il direttore dell'Aifa Luca Pani al termine dei lavori - che accoglie le esigenze dei pazienti''. 

Primo farmaco che promette di eliminare il virus dell'epatite C dai pazienti, terapia con il record di vendite di tutti i tempi, cura costosa che mette a rischio la tenuta del Sistema Sanitario Nazionale: il Sofosbuvir, il farmaco antiepatite il cui prezzo è stato ora fissato dall'Aifa raggiungendo un accordo con l'azienda Gilead è tutte queste cose insieme, tanto da guadagnare prime pagine e titoli di apertura a neanche un anno dalla sua approvazione negli Usa, lo scorso dicembre.
Il farmaco, sviluppato dalla piccola compagnia Pharmasset poi acquistata dalla californiana Gilead, è un inibitore della Rna polimerasi, un enzima indispensabile al virus per replicarsi.
Contrariamente alle altre terapie, che al massimo tengono sotto controllo il virus nel 50-70% dei casi, questa nei test sui pazienti ha raggiunto la totale eradicazione su una percentuale superiore al 90%. Sia l'Fda che l'Ema, l'equivalente europeo, hanno dato il loro via libera all'immissione in commercio alla fine dello scorso anno, ma da allora tra le due sponde dell'Atlantico le strade si sono divise. Negli Usa la terapia, venduta a 84mila dollari (66mila euro) a paziente, è già stata a data a circa 70mila malati, facendo guadagnare alla Gilead 3,5 miliardi di dollari nel primo semestre. In Europa alcuni paesi come la Germania, che hanno relativamente pochi casi, l'hanno adottata subito, mentre altri 14, fra cui l'Italia e la Francia, hanno iniziato una trattativa per poter abbassare il prezzo, troppo alto per chi deve curare decine o centinaia di migliaia di persone come si spera di fare da noi. In Italia la trattativa, che in origine doveva concludersi prima dell'estate, è stata 'stoppata' una prima volta dall'azienda lo scorso luglio, pur garantendo il farmaco in via compassionevole ai pazienti più gravi. Nel frattempo negli Usa il farmaco è stato oggetto di una interrogazione di due senatori, che hanno chiesto la ragione del prezzo così alto, mentre in Egitto e in altri paesi in via di sviluppo il farmaco è stato offerto, sotto forma di generico, a costi molto più bassi.
La trattativa appena conclusa dall'Aifa dovrebbe fare da paradigma per quelle successive, che già si affacciano all'orizzonte. Sono in arrivo nel giro di due o tre anni altri cinque o sei farmaci della stessa classe, tutti egualmente promettenti, una 'abbondanza' che dovrebbe far scendere il prezzo dello stesso Sofosbuvir.

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