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Sesso, addio tabù. Sarà nel check-up del medico di famiglia

Fondamentale per capire stato salute complessivo dell'individuo

29 marzo, 10:51
(ANSA) - ROMA, 29 MAR - Non solo il controllo della pressione, della glicemia, dei bronchi o domande su abitudini relative al fumo o all'alcool. Presto, i medici di famiglia si informeranno anche sulla salute sessuale dei propri pazienti. A decidere di introdurre, per la prima volta, i disturbi legati alla sfera della sessualità nei check-up ambulatoriali è la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg).

"Il benessere sessuale è specchio di quello generale e alcune patologie, come la disfunzione erettile e l'eiaculazione precoce - osserva Giacomo Milillo, segretario generale della Fimmg - sono spesso un primo segnale d'allarme di malattie cardiovascolari, diabete o depressione". Il progetto rientra, infatti, nell'ottica della medicina d'iniziativa, ovvero quella 'va incontro' al paziente e intercetta possibili patologie prima che insorgano o si aggravino. Allo stesso tempo, però, uno degli obiettivi, è evitare il ricorso alle 'cure fai da te', che si trovano spesso sul web. Il medico famiglia diventerà così il primo punto di riferimento anche per parlare di difficoltà sotto le lenzuola e, in ambulatorio, accanto al tradizionale "dica trentatré", ci si sentirà rivolgere domande più 'intime'. Per vincere il primo imbarazzo nell'affrontare il tema con una persona che normalmente si conosce da anni, i medici utilizzeranno un questionario specifico che "rientrerà nella routine dei controlli". Una serie di domande, spiega Milillo, "che aiuteranno a far diventare spontaneo chiedere al paziente del suo stato di salute sessuale come è spontaneo chiedere se digerisce bene". Per facilitare questo 'salto culturale', la Fimmg sta organizzando corsi di formazione per gli iscritti, "non tanto per aumentarne le conoscenze in materia, quanto per capire come aiutare il paziente ad aprirsi su un tema ancora per molti taboo". Sentirsi rivolgere domande sul tema conclude Milillo, "non dovrà mai sembrare un'indebita violazione della privacy, ma la consueta valutazione di uno dei tanti aspetti della propria salute".

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