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Ebola, il primo italiano contagiato viene curato a Roma con un farmaco sperimentale. "E' in condizioni stabili"

Ha viaggiato in una speciale barella chiusa su aereo Aeronautica militare. Ora è allo Spallanzani

26 novembre, 13:12
Il trasferimento del paziente dall'aereo all'ambulanza. Foto Aeronautica Il trasferimento del paziente dall'aereo all'ambulanza. Foto Aeronautica

Sono cinque i farmaci sperimentali autorizzati in procedura di emergenza per il paziente ricoverato allo Spallanzani: potranno essere utilizzati solo da quel paziente e solo all'interno della struttura. Viene curato con un farmaco sperimentale all'Ospedale Spallanzani di Roma, il medico siciliano di Emergency contagiato da Ebola in Sierra Leone. Il paziente, il primo italiano ad essere stato contagiato, ha 39 di febbre ma non è disidratato e secondo i medici ''presenta condizioni stabili. E' vigile e collaborante''. L'equipe medica che si occupa di lui "ha iniziato un trattamento antivirale specifico con farmaco non registrato, autorizzato con ordinanza dall'Aifa, su indicazione del ministro della Salute". Potrà comunicare con la famiglia solo via telefono, ma "non sono previsti incontri".

Ecco le tappe del virus

Farmaco già utilizzato in Usa e Spagna
Il trattamento antivirale con il quale viene curato il paziente "è stato già utilizzato con successo in pazienti in Usa e Spagna". Il nome del farmaco non verrà reso noto fino a quando non saranno definiti i protocolli terapeutici.



Il viaggio dalla Sierra Leone - L'aereo dell'Aeronautica che lo trasportava e' atterrato all'aeroporto militare di Pratica di Mare. Il paziente, assistito da un team di medici, ha viaggiato in una barella chiusa impiegata per il trasporto via aerea di persone colpite da patologie infettive contagiose. Le operazioni di trasbordo del paziente dal Boeing Kc 767 all'ambulanza dello Spallanzani si sono svolte regolarmente. Anche l'ambulanza era appositamente equipaggiata in biocontenimento. Il trasbordo del paziente dalla barella aviotrasportabile a quella dell'ambulanza è avvenuto anch'esso in stato di completo isolamento. "Tutta l'operazione si è svolta come pianificato e secondo le procedure per le quali siamo addestrati", ha detto il colonnello Roberto Biselli, cao del team di biocontenimento dell'Aeronautica. "In ogni momento - ha aggiunto - è stato possibile assistere, in condizioni di massima sicurezza, il paziente, che è risultato tranquillo lungo la rotta".



La preoccupazione dei familiari - "Non si specula così sulle persone: basta a questo circo mediatico. A noi interessa soltanto la salute di mio marito": è lo sfogo della moglie del medico all'ANSA. "Siamo rimasti a casa a Enna con le mie figlie - aggiunge - perché non è possibile incontrare Fabrizio e per evitare i giornalisti e null'altro". "Mio marito comunica con noi con Sms, non abbiamo ancora sentito la sua voce. E questo potrebbe significare che ancora non sta bene. Siamo preoccupate per questo e speriamo di poterlo vedere al più presto", aggiunge . "Siamo in contatto con la Farnesina e il ministero della Salute - aggiunge la donna, che è un'infermiera - che ci tengono aggiornati. E a noi interessa soltanto sapere come sta".



Il lavoro allo Spallanzani - Si dicono tranquilli, pur avvertendo la forte pressione dei media, infermieri e personale all'istituto Spallanzani. "Qui - afferma Adriano De Iuliis, infermiere e segretario aziendale del sindacato infermieristico Nursind - c'è un'alta professionalità a tutti i livelli. Ovviamente è il primo caso confermato di Ebola che viene trattato e si avverte una normale tensione, tuttavia siamo abituati a curare ogni giorno pazienti con gravi malattie infettive, dall'Hiv alla Tbc e la meningite, e siamo quindi addestrati". Trattandosi però del 'paziente zero' per Ebola, "l'attenzione è molto alta e - sottolinea De Iuliis - sentiamo molto la pressione dei media, anche se possiamo dirci sostanzialmente tranquilli". E si dicono sereni anche membri del personale come biologi e capo-tecnici, sottolineando il fatto che allo Spallanzani l'addestramento dello staff a far fronte a simili emergenze è un elemento fondamentale. Non esprimono preoccupazione neppure alcuni membri addetti alle squadre di pulizia: "Non abbiamo paura - dicono - perché questo paziente è totalmente isolato e comunque fuori dai nostri contatti".

Il primo caso in Europa



Cecilia Strada: 'Non ricostruito il contagio' - "Non è stato possibile ricostruire come è avvenuto il contagio in Sierra Leone del nostro medico". Lo ha affermato la presidente di Emergency, Cecilia Strada, durante la conferenza stampa all'istituto Spallanzani. "Abbiamo deciso per una questione di privacy - ha detto - di non fornire informazioni sul medico. Possiamo dire che ha 50 anni è un infettivologo ed ha già lavorato con Emergency. Era la sua prima missione in Sierra Leone dove era giunto il 28/9".

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