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Autismo, primo obiettivo la diagnosi precoce

Bonaminio, qualunque ritardo rischia di compromettere recupero

31 marzo, 19:30

 "L'importanza della diagnosi precoce, non oltre i 24 mesi è il vero obiettivo cui deve tendere la Giornata Mondiale sull'Autismo: qualunque ritardo rischia di compromettere la possibilità di recupero di questi piccoli pazienti". A spiegarlo e' Vincenzo Bonaminio, direttore del corso ASNE-SIPSIA, dell'Istituto di Neuropsichiatria Infantile di Roma. La questione delle vaccinazioni come causa dell'autismo, inoltre, fanno rilevare gli esperti della Spi (Società Psicoanalitica Italiana), ''risulta a tutt'oggi priva di evidenza scientifica, generando una disinformazione che mette a rischio i risultati che hanno portato a debellare malattie infettive dagli esiti gravissimi, come la poliomelite''. "E in questo senso - per il dottor Marco Mastella, segretario scientifico del Centro Psicoanalitico di Bologna - e' necessaria una formazione specifica per l'individuazione dei segnali di allarme precoce per i pediatri, i medici di base, il personale paramedico, per gli insegnanti, in particolare di scuola materna". Nelle sue molteplici forme, di autismo soffrono in Italia circa 600.000 persone. Patologia largamente più diffusa nel sesso maschile, secondo dati Usa del 2013, ne sono colpiti attualmente un bambino su 54. Dati allarmanti che segnalano oltretutto un aumento di ingenti proporzioni, aumento in parte, sperabilmente, dovuto alle migliorate tecniche diagnostiche e anche all'ampliamento dei criteri diagnostici: attualmente si parla infatti di "spettro autistico". L'approccio psicoanalitico cerca di comprendere il senso del vuoto emozionale che il bambino autistico manifesta così precocemente nel corso del suo sviluppo affettivo, relazionale e cognitivo, durante il quale egli acquisisce una tale progressiva distorsione che si determina un autentico distacco dal mondo dell'interazione sociale. Il trattamento psicoanalitico di questa psicopatologia si propone come strumento interattivo e relazionale essenziale per entrare nel mondo chiuso e pieno di terrori del bambino autistico. In particolare, la terapia si fonda sul "fattore umano", sullo scambio emozionale tra terapeuta e bambino, con lo scopo di indurre e determinare un cambiamento in questi piccoli pazienti, arroccati in Sé stessi per difendersi da un mondo percepito come ostile o "diffusi" nello spazio per l'assenza di identità personale. E per gli esperti e' importante sottolineare la necessità di salvaguardare quel residuo di umanità che il bambino autistico difende strenuamente dentro di sé, dentro quella che Bettelheim ha definito con un'efficace metafora, una "fortezza vuota". La psicoanalista Stefania Nicasi, caporedattrice del sito della Società Psicoanalitica Italiana, invita ad approfondire il tema dell'autismo sul sito www.spiweb.it. 

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